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PAGINE DI STORIA
nataLe aL FRonte su uno sLittino veRso La vita
La situazione per i militari italiani rimaneva disperata. Durante tutta la giornata di Santo Stefano, singolar-
La sera del 23 dicembre 1942, il comandante della 52^ mente o a piccoli gruppi, i pochi superstiti arrivavano a
Divisione “Torino” ordinava la distruzione delle Bandiere Tscherkowo. Si sentivano a casa, con l’illusione di ripo-
di Guerra, per evitare che cadessero in mano nemica. sare e di quietare sete e fame. La popolazione locale, da
Dopo quarant’anni, il Generale Boldoni avrebbe ricor- sempre vittima involontaria delle guerre, aiutava gli ita-
dato: “Alle 21,30 altro attacco violentissimo dei russi. Ogni liani almeno a lavarsi, offrendo loro quel poco che aveva,
combattente prega e affida l'anima a Dio…”. Fortunata- come una misera patata, immaginando la sorte simile
mente, nell’oscurità, si sentivano dei bisbigli crescenti. di un figlio o di un marito lontano…
L’avanguardia tedesca era riuscita a trovare un sentiero. Il Sottotenente Attilio Boldoni riusciva a fare l’appello
In silenzio, più tardi, i soldati italiani si sarebbero sfilati e a riordinare i militari superstiti delle due Sezioni Ca-
in mezzo alla neve alta, mentre i russi riposavano, “certi rabinieri al seguito della Divisione “Torino”. Erano pre-
di concludere al mattino successivo l’odissea degli italiani. senti 13 militari della 56a e 12 della 66a. Veniva deciso
Si marcia - le gambe si allungano - il pericolo si allontana. allora di costituire, con i 25 sopravvissuti, la 66a Sezione
(…) Nonostante la neve alta e la temperatura discesa a di formazione, al comando del Sottotenente Boldoni,
40° sotto zero, la sanguinante massa di uomini, il 24, rag- anche se ferito, malato e congelato.
giunge Sideroski e Gussew, girando poi su Poltawa e Cho- La quiete sarebbe durata solo pochi giorni; poi il nemico
nodow. (…) Si segue la ferrovia verso nord combattendo avrebbe nuovamente circondato la “Torino”. Il freddo
con la fanteria, con gli aerei e con il freddo atroce. Da era terribile e la fame ancor di più. Improvvisamente
molti giorni non si mangia. Molti impazziscono, riman- venivano attaccati i magazzini viveri, unica speranza
gono indietro, per il fatale errore si fermano qualche attimo, per sopravvivere. Erano i russi? No! Erano gli italiani
rimangono assiderati nella steppa come statue di ghiaccio. affamati…
Il silenzio assoluto, allucinante, è rotto solo dallo scricchiolare Nella prima decade di gennaio 1943 quello che restava
del ghiaccio, pestato da fantasmi alla ricerca di un tetto della Divisone “Torino” era nuovamente circondato. I
mentre case e castelli appaiono ai loro occhi stralunati. Fa militari cercavano di continuare a resistere, tentando di
molto freddo, forse 35°, 40° sotto zero. Il fiato si gela sui reagire, in attesa dei mezzi corazzati tedeschi. Sarebbe
baffi, il gavettino rimane incollato sulle labbra e nello stac- stata però un’attesa vana. Il Generale Lerici, comandante
carlo le fa sanguinare. Si cammina in silenzio. Volontà ec- della Divisione, teneva rapporto agli ufficiali per an-
cezionale di vivere per raccontare, vivere per pregare, vivere nunciare che i panzer non sarebbero arrivati. Mentre
per insegnare a vivere e non a morire. È la notte di Natale, tutti erano attenti alle sue parole, all’improvviso, uno
si spara dappertutto. Si prega, si grida disperatamente, schianto, un sibilo e un crollo. Un colpo anticarro aveva
muoiono i feriti, si addormentano lentamente, stretti dal attraversato la stanza sulle teste di tutti ed era fortuna-
ghiaccio, non gridano più; guardano verso il cielo…”. tamente scoppiato all’esterno senza danni.
Nel giorno di Natale del 1942 i soldati italiani avevano I superstiti sapevano ora che avrebbe dovuto raggiungere
marciato tutto il giorno. Non si sentiva più sparare. Il da soli le linee amiche. Questo era l’impegno d’onore
nemico era lontano. Riaffiorava nei sopravvissuti una anche del più giovane comandante.
speranza: arrivare in un posto sicuro. Purtroppo tanti militari, davanti al freddo e alla fame,
NOTIZIARIO STORICO DELL’ARMA DEI CARABINIERI - N. 6 ANNO VI 11

