Page 29 - Forestale N. 67 marzo - aprile 2012
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in estate, coi frutti di un bel rosso vermiglio chia-  Qui siamo in territorio aperto, e la vacca è padro-
          ro, buoni anche da mangiare. Un botanico lo  na del suo ambiente. L’animale si lancia in avanti,
          chiamerebbe corniolo, ma questo termine non  a testa bassa. Il tempo e lo spazio diventano d’im-
          renderebbe il concetto di durezza che, nel verna-  provviso troppo stretti, i cavalli sentono le gambe
          colo locale, la gente associa al crògnolo, vuoi  dei cavalieri serrarsi rapidamente sui fianchi, e
          anche per indicare le difficoltà di comprendonio  partono di scatto, tirati dalle redini fuori dalla
          di quelle teste meno propense all’apprendimento.  portata micidiale delle corna acuminate.
          Se poi troverà nel bosco un bel palco di daino,  Il cavallo del giovane scarta di lato, ma si trova di
          allora potrà ricavarne il gancio e la forcella per il  fronte un basso alberello con le fronde basse e
          proprio bastone, e renderlo il più pregiato che un  fitte. Lorenzo cade a terra, rotola dietro il tronco,
          buttero possa avere. Il massimo sarebbe potersi  si porta istintivamente le braccia sopra la testa.
          fregiare di un vecchio uncino, lasciatogli da un  Il vecchio buttero tira una sonora imprecazione.
          vecchio buttero, e mentre pensa a queste cose, di  Non andrà all’inferno, per questo. Fa allontanare
          fronte a lui si apre un campo, al di là di un canale  la vacca dal giovane, poi scende da cavallo e va a
          artificiale, ai piedi di un’antica scogliera calcarea.  soccorrerlo. La gamba duole, forse è rotta. La
          È sicuramente là che troveranno la vacca ribelle.  vacca non è più pericolosa. Al diavolo! La pren-
          Traversano un ponte di legno, e cominciano a  deremo domani o nei prossimi giorni! Meglio,
          guardarsi intorno. Il giovane avverte il nervosi-  per il giovane addetto al bestiame, non rimontare
          smo del vecchio buttero accanto a lui. Devono  a cavallo. Il buttero anziano si fruga in tasca ed
          passare attraverso una siepe, in un passaggio  estrae un telefono cellulare. Chiama la jeep per
          dove entra un cavallo per volta. La vacca col suo  prelevare il ragazzo. Se non fosse per queste dia-
          piccolo è appena dietro il filare di cespugli, e i  volerie tecnologiche, sembrerebbe di lavorare
          cavalieri se la trovano di fianco, troppo vicina  ancora nell’ottocento! A queste battute di spirito
          ormai. Chiusa alle spalle dalla rupe verticale e di  del buttero, Lorenzo si tranquillizza. Si guarda
          lato dalla siepe, l’irascibile vacca s’impalma, alza la  attorno e tira un sospiro di sollievo, che attenua
          testa, inarca il dorso, e subito comincia a raspare,  anche il dolore alla gamba. Non si è mai sentito
          con gli zoccoli, la terra. I segni di una carica  vivo come adesso, e non rimpiange le comode
          imminente sono inequivocabili. Una bestia di  sedie di un ufficio che avrebbero potuto acco-
          diversi quintali, come questa, con le sue corna  glierlo in un altro lavoro, che per fortuna non ha
          lunghe e appuntite, a forma di lira, se ti prende,  scelto, o non ha dovuto subire. Il buttero si fa
          può farti veramente male. Qui non siamo nei  così, e in nessun altro modo, anche fra cent’anni.
          recinti circolari, dove si fa la merca del bestiame o  Il fuoristrada arriva su di giri, in un rumore di
          la doma del puledro, protetti dalle staccionate di  marce corte. Ora lo porteranno al pronto soc-
          legno o da quel grosso palo a forcella, piantato al  corso, ma è quasi ora di pranzo e, per Dio!
          centro, che alcuni chiamano staggia, altri giudice.  Non oseranno portarcelo a digiuno!



          Butteri con le stellette

                uesto antico mestiere sopravvive anche nel Corpo forestale dello Stato. Presso l’Ufficio
                Territoriale per la Biodiversità di Follonica, infatti, sono in servizio  sette butteri a tempo pieno
          Q (alcuni dei quali ritratti nelle foto di questo articolo), che si occupano di uno dei migliori alleva-
          menti equini, a livello nazionale. Nelle riserve statali di Marsiliana e del Belagaio, in provincia di
          Grosseto, si allevano in modo tradizionale cavalli maremmani, non solo per i compiti d’istituto, ma
          anche per l’incremento e il miglioramento di questa razza. La genealogia selezionata dall’azienda gode
          di ottima fama, e rappresenta un fiore all’occhiello del Corpo. Ogni mattina questi butteri statali, per lo
          più operai, ma anche operatori e revisori appartenenti ai ruoli tecnici, compiono tutte le operazioni
          necessarie alla gestione degli animali, che vivono allo stato semibrado. Si occupano, tra le altre cose,
          degli sbrancamenti, dei parti, della gestione razionale del pascolo e della doma, che interessa i cavalli
          di almeno tre anni d’età. Anche in questo caso, il mantenimento di questo lavoro in via di estinzione,
          contribuisce a salvaguardare un patrimonio storico, culturale e antropologico che, se lasciato esclusi-
          vamente alle dinamiche del libero mercato e della concorrenza, sarebbe da tempo scomparso.

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