Page 33 - Forestale N. 67 marzo - aprile 2012
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importante fattore di disturbi alimentari è il quasi
totale utilizzo di farine super raffinate ovvero
“00” a discapito delle “0” e delle integrali. Già il
solo reintrodurre farine meno raffinate contri-
buirebbe sensibilmente a bilanciare meglio la
dieta. Da evitare invece quelle farine con il più
alto tenore in glutine. Tuttavia nulla vieta di uti-
lizzare anche alimenti certificati “gluten-free”
(certificazione di prodotto) riconoscibili da una
spiga rossa barrata ed appunto privi totalmente
cui ingestione però non dovrebbe mai essere di glutine. Ottimi sostituti del grano per il debo-
massiva, intensa e continua. lissimo tenore in glutine sono per esempio il
Le problematiche mediche sopra descritte sicura- grano saraceno e tutti i prodotti da esso derivati
mente non sono in toto da ascriversi al glutine, e il grano saragolla: antichissima varietà coltivata
ma vi è un concorso di responsabilità in quanto, fino al secolo scorso nei monti abruzzesi ed ora
analizzando le moderne abitudini alimentari uni- recuperata.
tamente all’aumentato tenore di glutine nel Le moderne selezioni varietali dei grani hanno
grano, si riscontra una maggiore esposizione del consentito ai paesi sviluppati e tuttora anche in
nostro organismo ad esso. Infatti sono sensibil- quelli in via di sviluppo di vincere la più grande
mente aumentati i momenti in cui questi sfarinati battaglia, ovvero l’autosufficienza alimentare.
si consumano: colazione, pranzo ed alle volte Giova ricordare che anche nel nostro Paese fino
anche cena, pizze in compagnia, pizzette, focac- ad un secolo fa di fame si moriva ancora. Ora che
ce e merendine come snack, brioche e croissant questa battaglia è vinta occorre preservare lo
quasi ogni mattina per non parlare, del sempre stato di salute ma questa è una missione che non
minore uso di zuppe, di frutta e verdura fuori può esser demandata ad altri in quanto, mai come
pasto e di tutte le buone vecchie ma sane abitu- nella moderna alimentazione, prevale il libero
dini alimentari dettate non tanto da una arbitrio che, attraverso l’informazione, la scelta
consapevolezza alimentare ma da più semplici dei prodotti, la reintroduzione di vegetali e farine
motivazioni economiche. Il rischio attuale, oltre meno raffinate unite a tante altre buone abitudi-
che di sviluppare intolleranza al glutine, è quello ni, porta ad una vera e salubre “consapevolezza
di provocare l’aumento dei casi di diabete. Altro alimentare”.
Attenti alla “Gluten Sensitivity”
uesto è il nome di una malattia causata dal glutine di alimenti come pasta, pane, pizza e dolci, ma
è diversa dalla celiachia. Da quando il disturbo è stato codificato da uno studio italo-americano
Q pubblicato su “Bmc Medicine”, è diventata quasi una moda: in molti si convincono di soffrirne e
si convertono ai cibi senza glutine. Una dieta costosa che potrebbe essere inutile per la salute, soprat-
tutto nei casi in cui maschera un problema di vera celiachia non accertata.
A puntare il dito contro un business in crescita è Gino Roberto Corazza, fra i massimi esperti mondiali
di celiachia, direttore della prima Clinica medica della Fondazione Irccs San Matteo di Pavia.
I numeri della Gluten Sensitivity sarebbero tutti da verificare. Secondo gli studiosi che hanno acceso i
riflettori sulla “falsa celiachia”, questa malattia arriva a colpire il 6% della popolazione generale.
Stando al quotidiano Usa Today, il 15-25% degli americani preferisce una dieta senza glutine.
I sintomi più comuni del disturbo sono meteorismo, dolori addominali, diarrea, mal di testa, afte in bocca,
formicolii diffusi e mente offuscata. Ma i numeri della malattia e le affermazioni in materia che circolano
nel grande pubblico “sono senza basi scientifiche comprovate e sicure” - assicura Corazza - che ha alle
spalle oltre 400 pubblicazioni internazionali sulla celiachia. L’esistenza della celiachia si conferma con la
biopsia intestinale e la ricerca degli anticorpi nel sangue - ricorda Corazza - la diagnosi di questa nuova
malattia si basa solo sulle sensazioni del paziente ed è quindi necessario che ad occuparsene siano gli
specialisti e non i pazienti stessi che, così, pensano di mettersi al riparo dai rischi per la salute.
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