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viaggi e avventura
dotti che nascono e crescono nella selva equatoriale: cir- F. Quilici
ca un terzo dei medicinali prescritti nella Comunità Eu-
ropea trae la loro efficacia da sostanze chimiche deriva-
te da specie selvatiche estratte principalmente dalle fo-
reste. Ad esempio i farlaci derivati dal curaro, nel quale
gli amerindi intingevano le frecce, svolgono una fun-
zione essenziale nella chirurgia cardiaca e servono an-
che a curare la sclerosi a placche e il morbo di Parkinson.
Lo yam della foresta centroamericana è principio attivo
della pillola anticoncezionale e la serpentaria delle fo-
reste indiane è impegnata nella cura dell’ipertensione.
Il materiale genetico esotico costituisce un importan-
tissimo supporto anche per l’approvvigionamento ali-
mentare. Negli anni Venti, la canna da zucchero nel
Sud-Est degli Stati Uniti, decimata da una malattia, fu
salvata grazie ai “geni” provenienti da una specie sel-
vatica della foresta di Giava. Nel 1970 un chicco di caffè
selvatico della foresta dell’Africa Orientale - attual-
mente in via di estinzione - salvò le piantagioni latino-
americane dalla devastazione.
Le perdite economiche causate dalla distruzione gene-
tica non potranno mai essere misurate nel loro giusto
valore. Gli scienzati hanno esaminato “solo” migliaia
di palme originarie delle foreste tropicali e meno del 5% Il desolante panorama dopo un incendio nelle foreste tropicali
delle specie di flora che compongono la loro varietà. Re- di sviluppo a sfruttare, in modo irrazionale e distruttivo,
centemente, è stata scoperta in una regione della fore- il prezioso legname della selva come ‘risorsa” d’espor-
sta pluviale americana, una specie selvatica affine al tazione. E questo con la complice colpevolezza dei pae-
mais; essa potrebbe permettere al mais commerciale di si industriali, i quali “trovano conveniente incorag-
germogliare ogni anno e quindi di eliminare i pesanti giare lo sfruttamento predatorio delle risorse naturali
costi economici e ambientali dell’aratura, della semina. del Terzo Mondo invece di contribuire a pagare lo scot-
Componenti fondamentali dell’ecosistema forestale to di una gestione prudente e sostenibile”, (come infor-
sono le cosiddette biomasse, ovvero le sostanze vege- ma una relazione uffiaciale della CEE). Da parte sua, il
tali morte che vanno in rapida putrefazione e de- Worldwacht Institute, fonte ufficiale per l’analisi della
composizione (foglie, tronchi, radici, piante parassite, situazione ecologica mondiale, calcola che il 70% del
sottobosco); esse finiscono per formare uno strato di patrimonio naturale del mondo è stato dissipato nell’ul-
materia organica, nella quale le radici vive delle pian- timo secolo e sottolinea come nessuno invito alla pru-
te si sviluppano orizzontalmente, dato che in profon- denza riesce a frenare la distruzione sistematica delle
dità il terreno non offre alcuna alimentazione. selve equatoriali d’Amazzonia, Africa e Indonesia.
In particolare, il terreno fertile dell’Amazzonia, senza Bruciano anche boschi e pinete, da noi. E questo mal-
la rete delle radici che lo tiene assieme, scompare. Non grado ogni solerte e coraggiosa difesa. Danni gravi, fe-
solo: ma la foresta che lo sovrasta non può resistere se rite dolorose: ma si tratta di un’infinitesima parte del
“tagliata a macchie”, come l’uomo ha fatto in altri con- mondo verde, di quello sterminato patrimonio che sta
tinenti. Qui i giganti verdi si tengono l’un l’altro, in un bruciando.
groviglio che forma - con liane e sottobosco - il soste- Un massacro che è crimine contro il futuro dei nostri
gno di un impianto arboreo dalle radici fragili. nipoti.
Purtroppo lo stato di crescente povertà del Terzo Mon-
do, complica il problema: la miseria induce i paesi in via FOLCO QUILICI
Nel lungo racconto che copre un arco di venticinque anni - dal 1919 al 1994 - Folco Quilici ri-
percorre l’esemplare avventura di un uomo e l’esaltante epopea degli esordi dell’aviazione,
quando l’Amazzonia era ancora “cielo verde”, immensità inesplorabile se non per via d’acqua
o d’aria, e l’aviazione muoveva i primi passi sulle ali di quei giovani avventurosi e folli che ave-
vano già fatto una guerra nei cieli d’Europa e che ora condividevano gli spazi dell’esplorazio-
ne e del rischio, trasportando con i loro velivoli di tela e di legno medici e garimpeiros - i leg-
gendari cercatori d’oro e di diamanti - missionari e prostitute. La figura del protagonista, Mike
the Angel, ispirata a un personaggio reale, è quella del giovane americano scavezzacollo e im-
pulsivo, pronto a cedere al fascino delle donne e al calare di una buona bottiglia, ma capace
anche di trasformarsi nell’appassionato ammiratore della sconfinata foresta e nello strenuo di-
fensore della causa degli Indios.
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