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viaggi e avventura
ALLARME FORESTE TROPICALI
CIELO VERDE
Incendi, tagli indiscriminati e inquinamento hanno provocato l’impoverimento
del patrimonio naturale delle foreste tropicali. Ogni giorno tre specie
scompaiono da questo particolare habitat. Sotto il fitto e soffice mantello
che ricopre la madre di tutte le foreste si nasconde un mondo ferito
che attende il tempo della vendetta biologica sugli aggressori.
ttomila anni fa, prima che le popolazioni umane ve, alle soglie del terzo millennio, il maggior etologo
cominciassero a far razzia di vegetazione, la ter- mondiale, Lester R. Brown.
O ra era coperta da oltre 6 miliardi di ettari di fo- Viaggiando nelle zone tropicali come più volte ho avu-
reste (circa il 40% della superficie del pianeta). Oggi le to occasione in questi ultimi tempi, spettacoli di im-
aree coperte da foreste naturali (in contrapposizione a mani devastazioni suggeriscono la citazione di altri
quelle artificiali, controllate dall’uomo) assommano al dati: il 90% della perdita di foresta riguarda i tropici;
massimo a 3,6 miliardi di ettari. Si calcola che ogni an- fra il 1997 e il 1998 gli incendi provocati dall’uomo in
no la diminuzione di superficie e foresta vergine gravi- Amazzonia hanno distrutto oltre 5 milioni di ettari di
ti intorno ai 14 milioni di ettari o forse più. In termini foresta. In Indonesia, all’incirca nello stesso periodo,
bio-evolutivi si tratta di un’enorme tragedia. Così scri- ne sono stati bruciati circa due milioni.
Una nota ricavata da uno studio che l’Istituto Brasilia-
F. Quilici no per la Ricerca Spaziale ha compiuto comparando fo-
to scattate da satelliti della Nasa con fotografie aeree
d’anni precedenti. Risulta che il Brasile, dall’epoca in
cui sono iniziate le prime rilevazioni “dal cielo” (circa
il 1928) al 1988, ha perso oltre 25 milioni di ettari di fo-
resta; questo è però solo un dato parziale. Alivello mon-
diale la FAO ci informa che si registra ogni anno una
diminuzione di circa 11 milioni di ettari “verdi” e la de-
sertificazione avanza di 6 milioni di ettari all’anno.
Si è spesso ripetuto, giustamente, che i manti verdi tro-
picali sono il “polmone del mondo” per i loro compiti di
rigenerazione dell’ossigeno. Altre pecularietà ancora
ne fanno beni preziosi. Nelle loro ombre alberga - o me-
glio: albergava - un immenso patrimonio biologico,
basti citare duemilacinquecento specie vegetali, mil-
leottocento di uccelli, migliaia di pesci. Gli studiosi d’i-
drobiologia di Manaos, Brasile hanno potuto calcolare
che dove il Rio Negro, affluente del Rio delle Amazzo-
ni, tocca la loro città, nuotano settecento diverse specie
di animali acquatici; vale a dire oltre il quadruplo delle
specie che vivono nell’insieme dei fiumi europei.
Le minacce che incombono su questo “bendidio” bio-
logico diventano sempre più concrete; secondo alcune
valutazioni, le varietà calano alla media di tre estinzio-
ni al giorno. E all’interno d’ogni specie vanno scom-
parendo le diversità genetiche, il che mette in crisi la
potenziale riserva di sostanze biochimiche, veri e pro-
pri laboratori sperimentali della vita.
La perdita di questa ancora sconosciuta ricchezza po-
trebbe impedire progressi importanti in medicina; nelle
foreste si nascondono sostanze che potranno forse con-
tribuire alla lotta al cancro e all’AIDS. La nostra ricerca
farmaceutica dipende, infatti, in molti settori, dai pro-
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