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Cura di sé e protezione ambientale nel pensiero di Henry David Thoreau
non era ancora filosoficamente limpida e determinata come quella di
Heidegger, ma anche lui aveva percepito che la prima domanda che i
suoi contemporanei si ponevano di fronte allo spettacolo naturale di un
bosco, era quella finalistica: a cosa serve il bosco? Cosa può darci?
Quello thouroviano è invece un atteggiamento di raccolta, di devozio-
ne privo d’intenzione con cui non crede che la rispondenza di un com-
plesso d’elementi naturali e biologici sia solo quella di produrre oggetti
d’uso e ricchezza. La natura è per lui contemplazione, è un cosmos di per
sé bello che non va intaccato, e tutta la sua prosa in genere, è l’emblema
del doppio registro e differente sguardo che il nostro autore ha sulla na-
tura, quello dello scienziato e quello del poeta. Il primo descrive e vivi-
seziona, classifica e spiega l’interazione delle parti; il secondo ha invece
uno sguardo contemplativo che riesce a superare la domanda sull’utilità
delle cose subordinando l’osservazione alla verità ed all’emozione, ad
una sensibilità, non diffusa, nei confronti del bello e della memoria. Il
vero scienziato deve dunque volgere lo sguardo ai fenomeni senza che
interferisca il pensiero dello scopo e dell’utile, con lo stesso atteggia-
mento spirituale del poeta, che contempla le immagini così come gli ap-
paiono. L’accumulo di semplici fatti o le misurazioni del naturalista non
erano per Thoreau il fine della ricerca scientifica; per quanto irreale ed
impossibile, Thoreau avrebbe voluto misurare la bellezza del fenomeno
aggiungendo alla scienza una dimensione spirituale, ed un aspetto qua-
litativo che ne facesse scorgere il significato autentico.
Nei testi dello scrittore statunitense tale deficienza spirituale, causata
in parte dal mercantilismo, porta ad altre conseguenze sociali quali la
standardizzazione cerebrale ed il dimezzamento della personalità, a fe-
nomeni causati dall’impiego di gran parte di una giornata in attività pro-
duttive. «Gli uomini, nella maggior parte (per pura ignoranza ed errore),
sono così presi dalle false preoccupazioni e dai più superflui e grossolani
lavori per la vita, che non possono cogliere tutti i frutti saporiti che essa
offre loro»; la «quieta disperazione» con cui i più convivono senza tute-
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lare alcun fine spirituale, il sonno, il torpore di una vita agiata ed immer- 7
sa nel negotium non consentono il risveglio dell’anima poetica e divina. n. -
«Agli occhi dei miei concittadini, questo mio modo di vivere appariva», III
afferma con semplicità Thoreau, «senza dubbio, estremamente ozioso;
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