Page 243 - SilvaeAnno02n06-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 243
Per una critica estetica degli alberi di Roma
- epoca rinascimentale: caratterizzata dalla nascita della Villa (primo
esempio la Farnesina di Agostino Chigi) e dalla progressiva importa-
zione di nuovi alberi provenienti da altri continenti; gli alberi vengo-
no utilizzati per stupire e meravigliare per i loro frutti e i loro fiori.
Iniziano da allora le nuove “dominazioni”: quella papale che privile-
gia gli Olmi, disposti in filari e piantumati in occasione di un’apertura di
una nuova chiesa, e i gelsi per i loro frutti (le strade gestite dalla
Presidenza delle Strade e Acque si occupano della gestione di Olmi e
Gelsi), con le ville delle famiglie nobili che continuano ad arricchirsi di
esemplari arborei rari; quella francese con la creazione delle passeggia-
te pubbliche (il Pincio) e una grande varietà nella scelta degli alberi cu-
rata da “giardinieri professionisti”; quella piemontese che importa in
grandi quantità platani ibridi e palme; quella del periodo fascista che
identifica tre essenze arboree italiane: il pino, il leccio e l’alloro. Nel pri-
mo dopoguerra con l’espansione urbanistica della città si assiste lenta-
mente ad un progressivo ritiro della campagna dalla città che si concen-
tra nei nuovi spazi verdi pubblici. Il nuovo centro urbano, invece, è ca-
ratterizzato dalla trasformazione delle strade che da sterrate e “spor-
che” vengono pulite dall’asfalto. Ora gli alberi devono rispettare nuove
regole: non devono sporcare, non devono rompere i marciapiedi e non
dare fastidio alle finestre dei palazzi ai quali vivono adiacenti.
La situazione attuale vede una città al primo posto in Europa per il
verde pubblico (300mila alberi, di cui 150mila su strade pubbliche, con
87.000 ettari di verde pari al 68% del suo territorio) ma con una mini-
ma partecipazione (rispetto all’800 quando i temi arborei erano molto
più sentiti dall’opinione pubblica) da parte dei cittadini alla gestione de-
gli alberi in città. Cittadini che non conoscono gli alberi che hanno sot-
to casa e città che non si occupa della cultura dell’albero: non dispone
di un database sugli alberi accessibile a tutti (è più semplice trovare in-
formazioni su quale bagnoschiuma usi Demi Moore che sul nome degli
alberi che si trovano in via Leone XIII- degli Acer negundo), una libreria
specializzata, un centro dove organizzare convegni e incontri dedicati
alla cultura dell’albero (sto forse parlando della Luna?) e nessuno si ri-
corda più che esiste un’Acacia farnesiana che deve il suo nome al fatto di
Anno
II
essere fiorita per la prima volta sulle pendici del colle Palatino.
-
n.
6
246 SILVÆ

