Page 241 - SilvaeAnno02n06-005-Sommario-pagg.004.qxp
P. 241

Per una critica estetica degli alberi di Roma


               La metafora uomo-albero
                  Gli alberi sono assai simili, in alcuni aspetti, agli esseri umani: respira-
               no, hanno un doppio sistema di circolazione xilema/floema paragonabi-
               le al sistema linfatico e al sistema ematico (una domanda-provocazione
               per qualche specialista: come mai noi abbiamo un cuore e gli alberi no?
               forse non è stato ancora trovato?). Ultimamente con le nuove informa-
               zioni che provengono dalla neurobiologia vegetale risultano sempre più
               evidenti le capacità “intelligenti” delle radici: nella caliptra, sede di pro-
               digi che nei prossimi anni verranno messi alla luce da nuove scoperte
               scientifiche. Alcuni scrittori si sono soffermati poi sulla loro spiritualità
               (Fred Hageneder nel libro Lo Spirito degli Alberi). Interessante è il fatto
               che molti dei più importanti botanici, cito Englebert Kaempfer (1651-
               1716) scopritore della soia e del Ginkgo biloba, e William Roxburgh
               (1759-1815), al quale fu dedicato il pino che porta il suo nome, prima di
               diventare tali (e passare alla storia) erano medici e questo per sottolinea-
               re l’evidenza di una continuità tra l’apparato vegetale e quello animale
               (spesso dimentichiamo che siamo fatti entrambi di cellule).
                  Diverse, comunque, sono le differenze sostanziali (poi ce ne sono al-
               tre ben più macroscopiche, ma ora “stiamo viaggiando” all’interno di
               una metafora): noi non utilizziamo cellule morte per i nostri processi vi-
               tali primari; non ci riproduciamo vegetativamente per talea (ancora no?)
               e non possiamo vivere centinaia o migliaia di anni (una volta non lo fa-
               cevamo attraversi i clan, o il nome della famiglia che si tramandava per
               secoli?). Un’altra è invece una caratteristica che ci unisce entrambi: sia-
               mo condizionati dai processi ciclici ed evolutivi della Storia. È storia il
               fatto che nessuno si scandalizzava nel ’600 a Roma dell’esistenza delle
               Botteghe Oscure (dove ora si trova l’omonima via, tutt’altro che oscu-
               ra…) dove venivano cotte le statue antiche per ricavarne la calce, men-
               tre in periodi attuali il “furto di un sampietrino” comporta sanzioni e
               penalità. E la Storia (le nostre radici, senza la quale la comprensione del
               presente e la progettazione di un futuro “sano e vivibile” è un’impresa
               vana e difficoltosa) attraverso la cultura, che con i suoi modi, compor-
               tamenti e regole ci condiziona in un processo variabile e complesso, al-
               lo stesso modo coinvolge il rapporto, la cura, la scelta e la conoscenza
          Anno
               che noi instauriamo con gli alberi. Non si assomigliano forse la peste
          II
          -
          n.
          6
         244 SILVÆ
   236   237   238   239   240   241   242   243   244   245   246