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Per una critica estetica degli alberi di Roma


            fratelli Enrico e Giovanni Cairoli (un albero con ancora i segni dei com-
            battimenti…). Pertanto bisognerà pensare a far rientrare nell’elenco de-
            gli alberi monumentali da proteggere anche quegli alberi che abbiano,
            per le loro caratteristiche estetiche e storiche, rilevanza all’interno della
            nostra cultura.
               Una distinzione importante da fare (anche se cosa ovvia) tra un al-
            bero monumentale e un monumento, è che il primo è un monumen-
            to vivente. Questo significa che a differenza degli edifici subisce con-
            tinue variazioni (e per questo necessita di maggiori controlli). La frui-
            zione estetica che se ne ha è sempre variabile (nello stesso anno e ne-
            gli anni a venire). Alexander Calder ha impostato i suoi “mobiles”
            (opere d’arte in movimento presenti nei più importanti musei del
            mondo) proprio su questa proprietà degli alberi di modificarsi in
            continuazione. Inoltre, possono essere più attaccati facilmente dagli
            eventi storici ed atmosferici ed in tal caso non lasciano resti o segni
            (con delle eccezioni come quella dei Pinus leucodermis nel Pollino, albe-
            ri magici, poiché una volta “privi di vita” si trasformano con i loro
            tronchi bianchi e lisci in fantastiche costruzioni con una fruibilità
            estetica non inferiore a quella delle architetture più famose di
            Richard Meier) ma tracce nella storia, nei nomi dei luoghi (chi sa per
            esempio che il colle del Viminale deve il suo nome al fatto che esiste-
            va in luogo un lucus, bosco sacro, dedicato alla coltivazione del Salix
            viminalis, albero usato per le proprietà dei suoi rami elastici, per la
            produzione dei cesti e dei vimini?) e talvolta qualche leggenda (gli an-
            tichi Romani, per esempio, pensavano che se fosse successo qualco-
            sa al Ficus ruminale, sotto il quale nella leggenda furono allattati
            Romolo e Remo, ciò avrebbe avuto delle conseguenze sulla città e
            quindi si adoperavano per tenerlo “sempre sano”). Bisogna inoltre
            sottolineare che in una storia che li riguarda come monumenti, anche
            in periodi recenti, e non essendoci un’anagrafe (con atti di costruzio-
            ne, proprietà o vendita) a loro dedicata, risulta spesso difficile avere
            notizie precise sulla loro età, i motivi e la data esatta della loro pian-  6
            tumazione. Uno dei compiti di una cultura dell’albero è proprio quel-       n.
            lo di riuscire a rintracciare più dati possibili su ogni singolo esempla-   -  II
            re considerato monumento vivente.
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