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Caccia di selezione in Italia e gestione della fauna selvatica nei parchi nazionali
maggiore sarà la possibilità di sparare agli ungulati domani.
Comunque sia, sugli abbattimenti estivi dei caprioli “piemontesi”
ognuno ha espresso la sua opinione: giornalisti, politici, intellettuali,
ambientalisti, cacciatori, animalisti, semplici lettori, studenti, impiegati,
casalinghe e pensionati. Ciascuno ha affermato il contrario degli altri:
cacciatori contro ambientalisti, animalisti contro selecontrollori, asses-
sori contro ministri, annunci di “scioperi” della doppietta, manifesta-
zioni pro capriolo, offerte di adozione da mezza Italia, grossolane pro-
poste alternative, errori di giornalisti, gaffe di politici, repliche, accuse,
minacce e querele.
L’unica voce che in quei giorni si è distinta per saggezza è stata, co-
me al solito, quella dello scrittore Mario Rigoni Stern, che, in un artico-
lo di fondo apparso sulla prima pagina de La Stampa, ha rammentato
che «la cosa in sé non varrebbe il parlarne, tanto appare demagogica e
priva di interesse naturalistico e scientifico».
Questa curiosa querelle estiva, finita come tante altre in Italia nel di-
menticatoio generale, mi ha ricordato un’altra annosa questione che si
verifica spesso, e un po’ dovunque, nei parchi nazionali italiani tra cac-
ciatori, Enti parco e forestali. Lo spunto mi è stato offerto da un quesito
in materia di gestione faunistica del cinghiale (Sus scrofa) pervenutomi da
un Coordinamento territoriale per l’ambiente (C.T.A.) del Corpo fore-
stale dello Stato operante all’interno di un bellissimo parco nazionale.
La questione specifica si era presentata nel corso del 2004 quando -
in attuazione della politica di gestione della popolazione del cinghiale
condotta dal Parco nazionale sulla base di linee guida autorizzate dal
Ministero dell’Ambiente e conformi al parere espresso dall’Istituto na-
zionale per la fauna selvatica - con l’avvio delle prime catture degli un-
gulati finiti nelle trappole appositamente installate dai forestali su di-
sposizione dell’Ente parco, sopravvennero le prime denunce penali a
carico del presidente del Parco, del suo direttore e del comandante ter-
ritoriale del Corpo forestale dello Stato.
Le denunce penali erano state presentate da chi contestava la scelta 6
dell’Ente parco nazionale di aver preferito, ai fini del prelievo dei capi n.
in esubero, l’uso delle trappole autoscattanti gestite dalla Forestale in - II
luogo della caccia di selezione attuata dai selecontrollori abilitati.
Anno
SILVÆ 213

