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Caccia di selezione in Italia e gestione della fauna selvatica nei parchi nazionali
zione del loro territorio.
Caprioli, cinghiali, daini e cervi sono, nell’ordine, gli ungulati selvati-
ci maggiormente coinvolti nei sempre più numerosi incidenti automo-
bilistici che si verificano sulle strade italiane e che provocano notevoli
danni alle autovetture e, in casi particolari, anche gravi lesioni alle per-
sone a bordo.
Ovviamente, l’intensità e la quantità dei danni da grufolate, da bru-
camenti, da scortecciamenti e da collisioni con autoveicoli sono diretta-
mente proporzionali alle quantità numeriche delle varie popolazioni di
ungulati che insistono su una determinata area. Ossia, maggiore è la
popolazione di questi animali esistente in una data zona, minore sarà la
capacità portante di quell’area e, di conseguenza, maggiori saranno i
danni registrati in quel territorio. Da qui, la necessità di controllare le
popolazioni delle specie più numerose, al fine di ridurre i danni.
Giova ricordare, però, che si tratta pur sempre di animali selvatici
che pagano azioni sbagliate dell’uomo, il quale - sterminando i predato-
ri naturali, distruggendo ampie zone boschive, manipolando le zone
rurali o effettuando reintroduzioni disinvolte per motivi venatori - ha
spezzato la catena trofica di molti ecosistemi, compromettendo conse-
guentemente i delicati equilibri che governano i rapporti tra le varie
componenti della biocenosi.
A livello etico sarebbe, quindi, auspicabile che, oltre alla caccia di se-
lezione, riconosciuta comunque come un importante strumento ai fini
della gestione faunistica, si adottassero anche altre soluzioni alternative e
meno cruente, quali le catture, gli spostamenti, le sterilizzazioni e altri
interventi a medio e lungo termine in grado di limitare l’espansione delle
popolazioni di animali selvatici. Anche perché un punto critico della
caccia di selezione è costituito dal fatto che spesso, per carenza dei sog-
getti istituzionali (I.N.F.S., Polizia provinciale e Forestale), i censimenti
degli ungulati artiodattili - propedeutici ai successivi piani di selezione -
sono eseguiti dagli stessi soggetti che poi procederanno ai singoli abbat-
timenti. E quindi, da un punto di vista meramente teorico, alcuni caccia-
tori selecontrollori (non tutti, ovviamente), per soddisfare il loro interes-
se venatorio, potrebbero, in via astratta ed ipotetica, gonfiare i dati del
Anno
censimento a loro affidato: maggiore è il numero dei capi censiti oggi e
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