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Caccia di selezione in Italia e gestione della fauna selvatica nei parchi nazionali
animali selvatici, al fine di evitare significativi squilibri tra le varie com-
ponenti della fitocenosi e della zoocenosi.
Più semplicemente: al cacciatore abilitato per aver ottenuto la quali-
fica di selecontrollore (tramite frequentazione di un corso di formazio-
ne e superamento dell’esame finale), dopo la partecipazione a regolari
censimenti (svolti su base volontaria e non retribuiti), viene affidato un
piano di abbattimento personale di un determinato numero di ungulati
artiodattili, suddivisi per sesso e classe di età, che dovrà effettuare in
una data zona di pertinenza, singola o in cogestione con altri selecon-
trollori, nell’arco temporale stabilito dal calendario regionale.
Del resto, l’Italia è un Paese che, in molti contesti territoriali, a causa
dell’esiguità dei predatori posti al vertice della catena trofica (orsi, lupi,
sciacalli, linci e aquile), ha effettivi problemi di soprannumero di cervi-
di, di bovidi e di suidi.
L’eccessiva espansione demografica di questi ungulati artiodattili
comporta, nei territori interessati, l’aumento dei danni provocati alle
produzioni agricole, ai terreni coltivati, ai pascoli, ai soprassuoli boschivi
giovani e da ultimo alle autovetture in transito sulle strade interurbane.
In particolare, i danni cagionati dal cinghiale sulla fitocenosi consi-
stono nella diminuzione della biomassa vegetale e nelle ampie arature
del terreno che, provocate dal grufolare del suide alla ricerca di radici,
tuberi e piccoli mammiferi, possono ostacolare in certi casi la rinnova-
zione naturale.
I danni provocati dai bovidi (camosci, stambecchi, mufloni e capre
inselvatichite) e dai cervidi (cervi, daini e caprioli), invece, consistono
soprattutto nel brucamento delle plantule, degli apici vegetativi dei ra-
mi e dello strato arbustivo, con possibile pericolo per la rinnovazione
naturale. Ferme restando le peculiarità di ciascuna stazione, le specie
forestali più sensibili al brucamento risultano essere, in generale, l’abete
bianco, l’abete rosso, il pino cembro, il pino mugo, pino uncinato, il pi-
no silvestre, il larice, il sorbo degli uccellatori, il frassino, l’acero monta-
no e, in misura minore, il faggio. 6
I cervidi maschi, inoltre, causano ulteriori problemi per i danni do- n.
vuti allo scortecciamento ed allo sfregamento dei palchi sui tronchi e - II
sui rami più bassi, in occasione del cambio del velluto e della demarca-
Anno
SILVÆ 211

