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Caccia di selezione in Italia e gestione della fauna selvatica nei parchi nazionali


               mento selettivo della fauna selvatica, poiché consente di liberare l’un-
               gulato qualora ci si accorga al momento della cattura che questo non
               corrisponde all’esemplare previsto dal piano di abbattimento (un pic-
               colo striato al posto di un giovane rosso, un giovane rosso o porchetto
               anziché un giovane nero o porcastro, un verro al posto di una scrofa,
               un verro invece di un solengo, una scrofa gravida al posto di una scrofa
               anziana, oppure ancora un’esemplare di Sus scrofa maiori da un altro di
               Sus scrofa scrofa…).
                  Inoltre, l’uso delle trappole autoscattanti viene segnalato dal mondo
               scientifico come il più idoneo, poiché, oltre ad essere potenzialmente in
               grado di minimizzare la sofferenza degli animali oggetto del controllo,
               reca uno scarso disturbo alle altre componenti della zoocenosi.
                  Le trappole o i chiusini, quindi, ben si prestano ad essere adottati co-
               me sistema di controllo e selezione degli ungulati selvatici nelle aree na-
               turali protette in alternativa alla classica tecnica della braccata con cani
               da segugio, normalmente usata per la caccia al cinghiale in Italia. La
               braccata, infatti, reca un enorme disturbo e nocumento alle altre specie
               di animali presenti nell’area interessata dalla caccia. E in un Parco na-
               zionale la fauna selvatica dovrebbe essere sempre protetta e non stres-
               sata o minacciata periodicamente da questa tecnica molto invasiva.
                  Inoltre, la diversità concettuale esistente tra attività di selezione e at-
               tività venatoria, prevista anche dal vigente quadro normativo, si riflette
               sulle modalità di esercizio. Le tecniche di prelievo a scopo di controllo,
               infatti, devono soddisfare tre esigenze fondamentali:
                  a) una sufficiente selettività, tale da orientare la struttura di popola-
                     zione in funzione degli obiettivi che ci si pone;
                  b) un rapporto favorevole tra risorse profuse e risultati ottenuti;
                  c) un ridotto disturbo alle altre componenti faunistiche.
                  Con tali premesse, è evidente che il classico metodo della braccata
               non può essere considerato il sistema migliore per il controllo degli un-
               gulati artiodattili, in particolare all’interno o in prossimità delle aree na-
               turali protette.
                  Ancora. Da un punto di vista tecnico-giuridico non si possono parifi-
               care i lacci, le reti, gli archetti, le tagliole e le altre trappole vietate dalla leg-
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               ge sulla caccia in quanto strumenti di bracconaggio, con i moderni sistemi
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