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La foresta e l’albero sacro: miti e ritualità nelle culture africane


               Un altro albero sacro è il mango che, come racconta Kapuscinski,
            cresce nella provincia etiopica di Wollego, vicino al Nilo Azzurro.
            Attorno ad ogni mango secolare vi è un villaggio ed esso sembra custo-
            dire tanti segreti della comunità, perché ha tante funzioni: sotto i rami
            del mango si riuniscono i bambini del villaggio e quando «il cielo si fa
            di un bianco incandescente» tutta la comunità si ripara sotto l’albero.
            Sotto il mango si riunisce anche il tribunale del villaggio quando avven-
            gono delle liti e dei conflitti tra i membri della tribù. La sera è l’ora dei
            colloqui con gli antenati che per i componenti del villaggio sono sem-
            pre presenti tra loro. La notte, invece, appartiene alle streghe che, se-
            condo le leggende della comunità, si radunano sui rami degli alberi per
            tenere riunioni e consigli: è meglio non disturbare le streghe perché «in-
            sofferenti come sono di essere spiate o ascoltate sono capaci di vendi-
            carsi, di perseguitare, di mandare malattie e infliggere dolore».
               La mitopoiesi delle culture africane è stata forgiata sui miti collettivi
            che hanno origine dalla tradizione orale: le leggende e i miti si trasmet-
            tono attraverso le generazioni e assumono una valenza storica e sociale.
            L’albero sacro, infatti, è il simbolo della presenza di Dio nella tribù, non
            si può né tagliare né abbatterlo perché appartiene alla comunità ed ha
            un valore identitario per i membri del villaggio. È anche un simbolo di
            riconciliazione: sotto l’albero sacro, che in alcuni villaggi è chiamato an-
            che “albero della palabra”, si chiede perdono per i propri peccati e la
            coscienza individuale rigenerata si sente assolta di fronte alla comunità.
               Tuttavia, con il processo di urbanizzazione l’etica e la solidarietà tri-
            bale appaiono trasformare le coscienze individuali, perché la vita urba-
            na esige nuove regole di comportamento. Nella solidarietà tradizionale
            l’individuo è parte della comunità mentre con l’“individualismo moder-
            no” la solitudine dell’“io” diviene una scoperta dolorosa soprattutto
            per i membri di una comunità tribale che si trasferiscono a vivere in
            contesti urbani.
               Nelle società africane moderne il valore attribuito alla famiglia triba-
            le assume nuove connotazioni in virtù di una diversa organizzazione          4
            sociale: i giovani vivono lontano da casa per raggiungere scuole e uni-      n.
            versità che si trovano nelle città. L’educazione delle nuove generazioni     -  II
            si trasferisce, perciò, anche all’esterno delle comunità e delle famiglie e
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