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La foresta e l’albero sacro: miti e ritualità nelle culture africane


               vampò incendiando alberi, cespugli ed erba. Mentre tutto bruciava, il
               Rollier si mise a cantare dentro il suo vaso e invocò gli spiriti della
               Savana perché era certo che lo stavano proteggendo. Quando l’incen-
               dio finì, i due amici si misero a scavare il terreno che dagli alberi brucia-
               ti produsse ottimi raccolti. L’amicizia fra i due animali fu un segnale di
               solidarietà e benedizione per gli abitanti del villaggio».
                  La genealogia delle leggende e dei miti delle culture africane ha radici
               nel passato, ma essi si creano anche in relazione alla storia locale, al terri-
               torio e alle condizioni ambientali del presente. La mitologia africana co-
               niuga il passato con il presente trasformando l’universo simbolico in re-
               lazione alla propria contingenza temporale. L’albero di Karitè, che è
               considerato l’albero delle donne, sembra conciliare elementi della tradi-
               zione con quelli della modernità: da esso si possono estrarre elementi
               naturali per la bellezza delle donne e il suo estratto (il burro di Karitè) è
               usato come cosmetico non solo in Africa ma in tutto il mondo. Il Karitè
               è una ricchezza sia per l’economia locale dei paesi del Sahel sia per la
               storia della comunità.
                  La conferenza dell’ONU sull’ambiente tenutasi a Rio de Janeiro, nel
               1992, si espresse proprio in tal senso: «le società autoctone e le loro co-
               munità serbano un legame storico con le loro terre. Nel corso delle gene-
               razioni esse hanno sviluppato una conoscenza scientifica di tipo tradizio-
               nale e olistica, delle proprie terre, delle risorse naturali e del loro ambien-
               te. Perciò gli sforzi nazionali e internazionali devoluti a uno sviluppo du-
               revole ed ecologicamente razionale, dovranno riconoscere, integrare,
               promuovere e rinforzare il ruolo di tali popolazioni e comunità» (Rapport
               de la Conference des Nations Unies sur l’environnement et le développement).
                  Al retaggio mitico-storico dell’albero sacro si richiama Tanella Boni
               (poetessa della Costa d’Avorio e docente di filosofia all’Università di
               Abidjian) nella raccolta di poesie Gorée île baobab, che è il “canto infinito
               della memoria collettiva africana”, il racconto lirico di una pagina di sto-
               ria senza “menzogna”. La mitica isola-baobab di Gorée, a largo di
               Dakar, è il crocevia nel quale convergono tutte le radici dell’identità afri-
               cana, perché era la necessaria sosta dei negrieri prima della traversata
               dell’Atlantico. Le molteplici radici del secolare e maestoso baobab sono
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               un autentico “museo” della memoria e delle “diaspore” dell’Africa.
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