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La foresta e l’albero sacro: miti e ritualità nelle culture africane
ha imposto un criterio di “ingerenza ecologica” sulle popolazioni afri-
cane che a vantaggio della conservazione delle risorse naturali hanno
dovuto rinunciare a colture utili ai propri investimenti. Tecniche di sil-
vicoltura che consentono invece di evitare la deforestazione hanno di-
mostrato che può essere usato il suolo forestale tutelando l’ambiente a
vantaggio delle economie locali delle comunità.
L’ingerenza ecologica dettata dai principi della globalizzazione, co-
me ha affermato il rappresentante dell’Organizzazione dell’Unità
Africana, Didier Ratsiraka (Presidente della Repubblica malgascia), alla
conferenza di Seattle nel 1999, «è una dottrina totalitaria, sostenuta da
un pensiero unico imposto dalla più grande potenza del momento che
non sembra, a differenza dell’antico impero di Roma, accettare il diritto
alla diversità. I paesi sottosviluppati, dopo essersi scrollati il giogo del
colonialismo, si ritrovano nuovamente dominati e marginalizzati.
L’organizzazione mondiale del commercio, dotata di un potere esecuti-
vo, giuridico e perfino legislativo, vuole imporre i suoi regolamenti a
tutte le attività umane, d’ora in avanti definite “oggetti di commercio”».
Il patrimonio naturale (la foresta) per gli africani non è, infatti, un
“oggetto di commercio” ma è la “vita stessa”: un cosmo che contiene
verità, conoscenze e ricchezza naturale, perché come si dice in Niger,
«l’albero in Africa precede gli uomini e il deserto li segue». Nei villaggi
del Sahel il balanites è un albero che costituisce una ricchezza per gli al-
levamenti e per l’economia locale: i suoi frutti, che producono il dattero
selvaggio, vengono venduti nei mercati e il legno della pianta viene uti-
lizzato per costruire diversi utensili. Il suo valore simbolico si lega alla
natura e agli abitanti della comunità e si esprime in una leggenda che vi-
vifica il potere degli spiriti della savana perché racconta che «ai piedi del
balanites un Rollier e un Okapi divengono amici. Il Rollier è un uccello
dal becco molto lungo mentre l’Okapi è una specie di zebra che fa lun-
ghe cavalcate. Un giorno a causa di una forte siccità i raccolti per la po-
polazione del villaggio andarono distrutti. Le terre dove abitava il
Rollier davano invece buoni frutti. Così il grande uccello decise di aiu- 4
tare il suo amico Okapi mostrandogli come fare per evitare che i campi n.
fossero distrutti dalla siccità. Il Rollier scavò una buca e si mise dentro - II
un vaso d’argilla, poi diede fuoco ad un cespuglio e tutto intorno di-
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