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La storia etimologica dell’abete e della betulla
pure (taiga siberiana), che danno foreste luminose nelle quali i raggi del
sole filtrano, attraverso chiome lievissime, a ravvivare il tappeto di eri-
che e mirtilli che ricopre il terreno. In Italia, dove essa varcò le Alpi a
seguito del periodo glaciale, è albero di secondaria importanza benché
si spinga sporadico fino sull’Etna, in Sicilia.
La betulla è descritta da Plinio per albero indigeno delle Gallie,
amante i luoghi freddi, rimarchevole per la corteccia foliacea e candi-
dissima. Ne viene ricordato l’uso oltre che per realizzare i fasci littori e
le verghe per battere i delinquenti, per la fabbricazione del catrame di
betulla, forse per conciare una specie di bulgaro, e per riparare le fes-
sure e tappare i buchi fin dalle popolazioni neolitiche.
Fino a pochissimo tempo fa la betulla ha avuto un ruolo di primaria
importanza tra gli sciamani siberiani che, arrampicandovisi durante le
trances, riuscivano ad entrare in contatto con gli dei. Invero presso tali
popoli la betulla ha sempre avuto una posizione di rilievo, tanto che,
nel calendario sacro dei Celti, presiede il primo mese dell’anno solare
(24 dicembre-21 gennaio). Essa è quindi collegata alla rinascita del sole.
Nella festa che celebra il ritorno della luce, la nostra Candelora, la
betulla è oggetto di speciale considerazione nella persona di Santa
Brigida, il cui nome nordico, Birgit, deriva dalla radice indoeuropea
bhirg = betulla.
Il segreto, invece, della funzione della betulla nelle cerimonie scia-
maniche sta nel fatto che, allo scopo di entrare in trance, gli sciamani la
associano alla ammannita muscaria (ovolaccio). Questo fungo nasce in
rapporto micorrizale con le radici di determinati alberi, ma la specie
che preferisce è la betulla, ai piedi della quale si hanno le maggiori pro-
babilità di trovarlo. Il consumo dell’ammannita provoca prima di tutto
un periodo di sonnolenza dopo il quale l’interessato si sente stimolato
a compiere alte gesta fisiche. Il tutto è dovuto alla muscarina, un allu-
cinogeno concentrato nelle squame bianche, residue dell’involucro, che
picchiettano il cappello. I Galli, secondo Plinio, impiegavano la betulla
per confezionare torce nuziali ritenute di buon auspicio il giorno delle
nozze, poiché era legata alla vita umana come simbolo tutelare. I Celti
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erano soliti coprire con rami di betulla le spoglie mortali per preparare
il defunto a nuova vita.
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