Page 57 - Rivista silvae aprile 2025 (1)
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multifattoriale, ormai da anni riconosciuta come causa delle non-healing
wounds (WANG et al., 2018).
Figura 2: le fasi di guarigione di una ferita.
Questa attività antiflogistica non è solamente dovuta agli antiossidanti
presenti (fenoli in primis), che limitano i danni dei radicali liberi presenti
(ORYAN et al., 2016), ma anche alla dimostrata riduzione dell’attività delle
ciclossigenasi 1 e 2 (NOOH et al., 2016), della concentrazione del TNF-α e di
diverse citochine ed interleuchine. Un altro effetto che agisce in questa
direzione è la riduzione dell’edema (MOLAN, 2011), che comporta un minore
essudato e dolore.
Proprio questi risultati, fanno prediligere questo prodotto nel trattamento
delle fastidiosissime mucositi del cavo orale da radioterapia anche nei
pazienti pediatrici.
In aggiunta, l’acidità del miele, compreso generalmente tra 3.2 e 4.5 e dovuta
prevalentemente all’acido gluconico, abbassa il pH del letto della ferita,
rendendo più difficoltosa la crescita dei microrganismi, che prediligono un
ambiente neutro.
Oltre che isolatamente sulla ferita, il miele è stato utilizzato con sicurezza
anche con altri medicamenti o medicinali (MCLOONE et al., 2020), in virtù
della scarsa allergenicità, spesso dovuta alla presenza di veleno d’ape o di
pollini più che al prodotto stesso (HELBLING et al., 1992; CIFUENTES, 2015), sia
naturali, che di sintesi (antibiotici, argento).
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