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La comunicazione nelle/delle aree protette


                  dire”, “metaforizzare”, i contenuti devono essere in egual misu-
                  ra tecnici, scientifici e umanistici.
                  Accompagnare i testi sempre con immagini di qualità superiore
                  e inquadrature originali, questo vale in particolare per i depliant,
                  una vacanza si decide spesso in base ad una bella foto piuttosto
                  che per lo scritto che vi ruota attorno. Al materiale promoziona-
                  le non far mancare fantasia e linguaggio accattivante proprio
                  della pubblicità, utilizzando questo accorgimento anche nel vei-
                  colare i valori straordinari che esprimono le aree protette. La
                  stessa bellezza di un bosco o di un panorama vanno raccontati in
                  modo avvincente e coinvolgente per stimolare la curiosità del
                  pubblico.
                  Il giornale del parco non deve avere un taglio monografico poi-
                  chè, darebbe l’impressione di mancanza di freschezza e vivacità,
                  inoltre, dopo qualche numero scarseggerebbero argomenti;
                  rispetto al quesito pubblicità si pubblicità no, spesso c’è l’esi-
                  genza di reperire fondi per divulgare meglio e abbattere i costi,
                  indispensabile però una selezione severa degli inserzionisti.
                  Tra i principali messaggi da diffondere: “il parco produce profit-
                  to ma necessita di tempi lunghi al pari della natura che tutela”
                  (spiegare questo diventa problematico in un mondo dove il pro-
                  fitto è al primo posto e lo si vuole ottenere velocemente e con il
                  minimo sforzo); “il parco non è solo vincolo e burocrazia ma può
                  essere volano di sviluppo sostenibile e modello virtuoso adotta-
                  bile anche al di fuori del territorio protetto”; “il parco è parteci-
                  pazione, i residenti sono chiamati a collaborare offrendo idee,
                  facendo conoscere aspirazioni, dubbi e problemi” (questo pre-
                  suppone una rimodulazione del sistema comunicativo, ma i
                  risultati positivi sono assicurati); “il parco non è solo cultura
                  naturalistica”.
                  In conclusione, un buon comunicatore delle aree protette deve
                  dare vita ad una comunicazione interdisciplinare e integrata ed
                  avere sempre il coraggio di mettersi in discussione, deve pro-
                  durre una comunicazione accattivante sì ma mai “drogata” o ad
                  effetto, senza sofisticazione e all’insegna della verità. Il suo com-
                  pito non è semplice, sono ancora in molti a ritenere il parco una
                  sorta di utopia, perché è una idea che cammina più avanti della
                  società. Il Parco è una idea forza: dalla comunicazione - forza all’idea.



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