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Il fuoco e l’uomo: una lettura socio-antropologica


            sussidiaria, ma più ancora come un autentico fattore di omi-
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            nizzazione e di socializzazione” .
            Johan Goudsblom osserva che “la capacità di maneggiare il
            fuoco è una competenza umana universale che si riscontra in
            tutte le società conosciute. Più del linguaggio e dell’uso di stru-
            menti essa è esclusivamente umana: forme rudimentali di lin-
            guaggio e di impiego di utensili si ritrovano tra i primati non
            umani, ma solo gli umani hanno imparato, come parte della loro
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            cultura, a maneggiare il fuoco” . La disciplina del fuoco ha
            influenzato i rapporti (inter) tra gli esseri umani e l’ambiente cir-
            costante, condizionando altresì le relazioni (intra) all’interno di
            ciascun  clan: le conseguenze si estendono inevitabilmente al
            modo in cui gli individui imparano a percepire il mondo e a
            modificare il proprio comportamento.
            La profonda e radicata socialità del fuoco subisce sensibili
            metamorfosi nel corso della storia. Disporre del fuoco in
            maniera esclusiva ed escludente è una prerogativa influente
            sui rapporti endogeni della comunione tribale: coloro che
            signoreggiano l’insidiosa natura del fuoco riescono a mante-
            nere saldamente la  leadership  all’interno del gruppo. John
            Desmond Bernal ricorda che “l’uomo non ha inventato il
            fuoco, ma lo ha catturato.
            L’idea di domare il fuoco, di essere capaci di mantenere in vita
            una piccola fiammella, è molto, molto profondamente radica-
            ta in noi. Il domatore del fuoco, il custode del fuoco, era la per-
            sona più importante del gruppo. Se si spegneva il fuoco, il
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            gruppo si trovava molto svantaggiato” . La conoscenza del
            fuoco permette di sviluppare uno strategico vantaggio sociale.
            Una competenza che si traduce nell’accrescimento della coe-
            sione e della gerarchia del gruppo. Le comunità detentrici di
            questo know-how riescono ad imporsi sui gruppi che ne sono
            esclusi. “Nelle società stratificate l’ineguale distribuzione di
            potere si è sempre chiaramente riflessa nella ineguale possibi-
            lità di accesso all’uso del fuoco, e nella ineguale esposizione
            dei vari gruppi sociali ai rischi di conflagrazioni. Alcuni grup-

            3 Debeir J.C., Deléage J.P. e Heméry D., Storia dell’energia. Dal fuoco al nucleare, Edizioni del Sole
               24 Ore, 1987 (pag. 39).
            4 Goudsblom J., Storia del Fuoco, Donzelli Editore, 2008 (pag. VII).
            5 Bernal J.D., Storia della fisica, Editori Riuniti, 1983 (pag. 39).

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