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Degradazione del suolo e gestione sostenibile
profondi; favorire la protezione fisica attraverso la formazione di
aggregati o complessi organo-minerali.
In figura 2 è riportato l’incremento di C organico nel suolo dopo
6 anni dal cambio d’uso del suolo da agrario a piantagione fore-
stale a ciclo breve, che evidenzia un ruolo positivo di tali sistemi
sull’accumulo di C nel suolo (Lagomarsino et al., 2009). Gli
incrementi riportati possono variare in dipendenza della lun-
ghezza del turno, del tasso di produttività, delle pratiche coltu-
rali e della qualità del sito (Graham et al.,1992). Con tecniche di
gestione appropriata, Nabuurs et al. (2000) stima una potenzia-
lità di sequestro del C in tali sistemi di 0.6 Pg C anno -1 nelle zone
temperate e boreali.
Gestione forestale compatibile con la difesa del suolo
La conservazione della sostanza organica del suolo richiede una
attenta conduzione delle operazioni selvicolturali, in particolare
il tipo di trattamento, l’ampiezza delle superfici di taglio, le ope-
razioni di taglio ed esbosco, il rimboschimento di terreni nudi e
degradati. La corretta gestione del suolo è indicata come strategia
che può contribuire al raggiungimento dell’obiettivo di riduzio-
ne delle emissioni dall’art. 3.4 del protocollo di Kyoto (Morari et
al., 2006). In Italia i fenomeni degradativi che maggiormente inte-
ressano gli ecosistemi forestali sono il compattamento per il traf-
fico delle macchine operatrici e talvolta per il carico eccessivo di
bestiame al pascolo o di fauna selvatica, e l’erosione del suolo,
accentuata drasticamente dopo eventuali incendi boschivi.
La tendenza verso il compattamento è confermata anche nello
studio di Fantappiè et al. (2010) che riportano un aumento di
densità dei suoli forestali a partire dagli anni ’90, in concomitan-
za con la ripresa dell’attività selvicolturale dopo quasi venti anni
di declino (Vettraino et al. 2009). La meccanizzazione spinta può
dare origine a processi erosivi attraverso il compattamento asso-
ciato al movimento di veicoli pesanti (Gartzia-Bengoetxea et al.,
2011). Nella Figura 3 è riportato un esempio di danno prodotto
in termini di porosità nelle aree interessate dal passaggio di mac-
chine operatrici per le operazioni di disboscamento in un suolo
sabbioso (Haploxeralfs Psammentic, secondo la classificazione
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