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Il tributo della zootecnia alla salvaguardia del lupo
va difficoltà che si può incontrare nell’attribuzione del danno (lupo;
cane: incustodito-rinselvatichito; altro predatore) e cercando di preveni-
re/contenere gli immancabili tentativi di frode (attuati per la riscossione
di risarcimenti relativi a fantomatici eventi di predazione), pur mante-
nendo inalterato l’obiettivo finale della salvaguardia del lupo, ha subito
alcuni sostanziali mutamenti nelle sue condizioni applicative.
L’abrogata Legge della Regione del Lazio 48/82 “Criteri e principi per
l’attuazione del piano pluriennale regionale per la tutela della fauna selva-
tica e per il risarcimento dei danni”, all’articolo 3 recitava: “... la Regione
concede, tramite i comuni, ... agli allevatori ... un indennizzo, atto a risar-
cire i danni effettivi, cagionati dalla fauna selvatica o comunque rinselvati-
chita”. Quindi, nello specifico, sia danni da lupo che da rinselvatichiti.
A decorrere dal 15 giugno 1996, per effetto della Legge della Regione
Lazio 16/96 sono rimborsabili, secondo le modalità della L.R. 48/82,
esclusivamente i danni provocati dalle specie classificate dalla L. 157/92
(art.2) come “particolarmente protette” e soltanto se avvenuti al di fuori
delle situazioni territoriali contemplate al comma 4, art. 42 della L.R.
17/95. Escludendo di fatto dal risarcimento i danni da rinselvatichiti.
La porzione più interna della Provincia di Rieti (Gruppo del Termi-
nillo, Monti Reatini, Monti della Laga amatriciani, Altopiano di Rascino,
Montagne della Duchessa, Cicolano, Gruppo Cervia-Navegna, Gruppo
Nuria-Nurietta in cui ricade l’area di studio) nella dinamica della popo-
lazione del lupo funge sia da corridoio di connessione fra l’Appennino
abruzzese e quello umbro-marchigiano che, unitamente ai popolamenti
della bassa Toscana, di possibile serbatoio per i re-insediamenti nel viter-
bese settentrionale e meridionale, nei Monti Lucretili e per le aree inter-
medie tra le province di Rieti e Roma. Come sostenuto dagli autori che
hanno condotto studi di carattere generale (Cagnolaro et al., 1974; Zimen
e Boitani, 1975; Boitani, 1981; Boscagli, 1985; Guacci et al., 2003) e con-
fermato da specifiche indagini condotte in loco (Adriani, 1999; Carucci e
Zacchia, 1999) nell’area di studio la presenza del lupo si è protratta nel
tempo senza soluzione di continuità. L’esistenza in ambito territoriale di
numerosi allevamenti fa si che non siano mai venute meno le interferenze
tra il predatore e la zootecnia (Adriani, 1999, 2007; Boscagli et al., 2009).
L’area indagata corrisponde con la porzione montana del comune di Fia-
mignano (RI), un territorio di circa 10.000 ha a quote comprese tra i 500 ed
i 1900 m s.l.m., in larga parte di pertinenza demaniale gravato da usi civici
di pascolo. In tale ambito, ancora oggi, nel periodo di monticazione, è atti-
vo un fiorente comparto zootecnico caratterizzato dalla forma prevalente
della pastorizia (per gli aspetti quantitativi vd. appresso). In uno studio che
analizzava i sistemi zootecnici presenti nell’area, le dinamiche in atto nelle
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