Page 231 - Rassegna 4-2016
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LA DEPORTAZIONE DEI CARABINIERI DI ROMA (7 OTTOBRE 1943)
Partecipano alla battaglia di Roma, sostenuta perché gli italiani ricordino
che si è combattuto per difendere la capitale. Non si è atteso l’aiuto di nessuno
e non si sono fatti conti sull’esito, perché quello che conta è storicamente l’im-
periosa potenza del nuovo messaggio che è stato lanciato: si chiama Resistenza
e non sarà dimenticato.
Sulla carta, l’accordo di capitolazione reca condizioni onorevoli, ma la
“città aperta” è sempre più stretta nelle mani dei tedeschi, che obbedendo alle
direttive generali di Kesselring agiscono “senza scrupoli”: il 15 settembre il
Comando italiano della piazza dispone solamente di tre battaglioni della divisio-
ne “Piave” privi di armamento pesante, ma il 23 anche questi sono disarmati e
deportati al Nord. Restano i Carabinieri che sono diverse migliaia. Il
Comandante generale, Cerica ha dato loro la consegna di rimanere sul territo-
rio, ma non è una vita facile perché tedeschi e neofascisti se ne fidano poco: i
fatti di Napoli bruciano ancora, e poi, la presenza dei Carabinieri è di ostacolo
agli assassini, ai latrocini, alle razzie e ai ricatti che si vorrebbero compiere libe-
ramente.
Il dirigente aziendale ebreo Piero Terracina - che il 16 ottobre scamperà
alla retata del Ghetto, ma, tradito, sarà arrestato nell’aprile 1944 e deportato ad
Auschwitz-Birkenau - confida nei Carabinieri non solo per mantenere l’ordine,
ma anche per impedire che gli ebrei di Roma, città nella quale vivono da secoli,
siano aggrediti.
Terracina è ottimista, forse anche la disponibilità mostrata dagli ebrei a
pagare il ricatto dell’oro lo aiuta a sperare e ad almanaccare di improbabili dif-
ferenze tra i nazisti più accaniti e l’Esercito germanico. Purtroppo si inganna
perché i tedeschi sanno già che mancheranno alla parola data e studiano solo
quali modalità siano più convenienti per attuare la razzia e la deportazione. Il
console generale Mollhausen, rappresentante a Roma dell’ambasciatore Rahn,
assicura il 5 ottobre a Kesselring che il governo neofascista è legato ai tedeschi,
dai quali dipende in tutto. Nei ministeri i germanici possono esprimere i loro
desideri e controllarne l’attuazione, poiché - conclude il diplomatico - “ci libe-
reremo di un mucchio di guai se ci serviremo del governo italiano che è a nostra
disposizione”(6).
(6) - F. W. DEAKIN, Storia della repubblica di Salò, Torino, 1963, pag. 571.
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