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i CaRaBinieRi del 1945 - L’ITALIA LIbERATA




             pericolo possa sempre ovviare una efficace e assidua opera persuasiva e moralizzatri-
             ce del superiore perché i sacrifici superati fiduciosamente con lieto animo, in attesa
             di un’equa revisione dei compensi in rapporto alle attuali condizioni della vita,
             diventerebbero a lungo andare insopportabili, qualora venisse definitivamente a
             mancare l’atteso riconoscimento delle giuste esigenze dei nostri gregari. E ciò senza
             contare che l’arruolamento non potrà qualitativamente migliorare finché le condi-
             zioni materiali che si assicurano al neo-carabiniere non saranno tali da invogliare
             giovani sani e intelligenti ad arruolarsi nelle file dell’Arma.
                  Caruso nel suo rapporto non esita ad utilizzare il termine umiliazione per
             descrivere l’enorme sproporzione che esisteva fra ciò che veniva chiesto al carabinie-
             re e quella che era la sua paga, che nonostante le indennità aggiuntive alla paga gior-
             naliera per un carabiniere appena promosso, raggiungeva l’esigua cifra di venticin-
             que lire, pari al costo di un litro di latte. il disagio più forte era registrato tra il per-
             sonale ammogliato, che in proporzione aveva paghe inferiori a quelle degli operai.
                  le considerazioni mosse per il vestiario e l’equipaggiamento non furono certa-
             mente più generose: Prima della guerra il carabiniere era privilegiato tra tutti i mili-
             tari in materia di equipaggiamento perché provvisto di almeno quattro uniformi. Oggi
             la quasi totalità dei carabinieri dispone, si o no, di una sola uniforme, spesso rabbercia-
             ta e composta di capi eterogenei. difetta poi della biancheria e ancor più difettano le
             calze. un carabiniere per compiere il suo servizio nella giornata, in qualsiasi stagione
             ha assoluta necessità di avere almeno due tenute e due paia di scarpe. Altrimenti deve
             dosare la sua attività e talvolta, come ho potuto constatare, è costretto, contro la sua
             volontà a rimanere inattivo in attesa che un improvviso sarto rattoppi i suoi pantaloni
             e un calzolaio, più o meno capace, ma a portata di mano, rabberci le sue scarpe.
                  una situazione simile fu descritta per il casermaggio. Varie Caserme poi sono
             in stato deplorevole di abitabilità. Ne deriva di conseguenza che i militari nostri non
             amano le Caserme, dove manca il benessere e le disertano.
                  Va rilevato che per la descrizione del quarto punto, nonostante fosse scontata
             la deficienza di armi, l’ufficiale coraggiosamente affermò che tale carenza aveva dato
             la sensazione a molti carabinieri della loro inferiorità difronte ai delinquenti, renden-
             doli talvolta eccessivamente prudenti e guardinghi onde che io sono stato in qualche
             occasione oggetto di ammirazione per aver attraversato di notte e solo, in automobile,
             talune zone ritenute insicure, ove i militari si avventurano raramente e malvolentie-
             ri.
                  era così indispensabile dotare al più presto tutti i carabinieri di una pistola
             automatica e di un mitra, in sostituzione del moschetto che ormai non era più ade-
             guato alla nuova esigenza di lotta alla delinquenza organizzata ed armata.
                  analoga, se non peggiore situazione era quella dei mezzi.

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