Page 85 - Rassegna 2025 numero speciale 2
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VIAGGIO NEL Sud ITALIA
lavarsi, cambiarsi di abito, disinfettarsi e dormire per qualche giorno e rimettersi in
condizioni di normalità. nel periodo di riposo i partigiani avrebbero addirittura
ricevuto una piccola paga.
Comunque nel corso delle riunioni, il secondo giorno, si registrò un momento
di stallo, dovuto al fatto che i membri del Cln Piemontese presentarono un docu-
mento difforme da quello di medici, che in sintesi impediva l’estromissione del
Cln Piemontese da parte degli alleati una volta liberato il nord italia. non si vole-
va vivere l’esperienza fiorentina e con essa il mancato riconoscimento di quel Cln.
anche la questione dell’ordine pubblico era stata oggetto di divergenza. La
differenza sostanziale tra i due documenti - aveva replicato l’esponente del Partito
socialista - è forse in questo dove si esprime in modo particolare e preciso, nella propo-
sta da lei (riferito a Medici) compilata, che per l’ordine pubblico si debba tener pre-
sente l’organizzazione dei carabinieri. Non avevamo mai discusso l’argomento non
sapendo se si possono organizzare i carabinieri in Piemonte e a Torino. La maggior
parte di essi sono fra i partigiani; non so quindi se sarà possibile riorganizzare il
corpo. Comunque possiamo esprimerci genericamente nel senso di dire che possiamo
in ogni modo tutelare l’ordine con le formazioni partigiane.
l’incontro del 26 marzo è stato oggetto di dibattito per numerosi storici.
il giornalista antonio gambino, in Storia del dopoguerra, ci fornisce una
chiara lettura di quella che era la missione di medici - comunicare ai capi della
Resistenza che gli alleati non sono disposti a tollerare nessuna trasgressione degli
accordi raggiunti .
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Va detto che gli alleati temevano che la resistenza italiana potesse replicare l’espe-
rienza della grecia, degenerata poi in una guerra civile tra comunisti e monarchici; risolta
attraverso l’invio ad atene di un contingente inglese proprio in favore di questi ultimi.
in tale ottica possiamo infatti inquadrare il provvedimento che impose ai par-
tigiani italiani la riconsegna delle armi entro il 7 giugno 1945. Cosa che ovviamente
non avvenne o meglio avvenne parzialmente. Nell’agosto del 1945 - scrive Paul
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ginborg - i soldati alleati compirono oltre cinquanta rastrellamenti nel solo
Piemonte e trovarono armi nella metà dei casi. Per la fine di settembre essi avevano
raccolto un’impressionante quantità di equipaggiamenti […] 215 mila fucili, dodi
ci mila mitra, cinque mila mitragliatrici pesanti, 760 bazooka, 217 cannoni, dodici
autoblinde ma solo 5.000 pistole.
nonostante le numerose divergenze emerse nel corso dei tre giorni e attese le dif-
ficoltà superate per rientrare a Roma, il 15 aprile 1945 medici consegnò al presidente
3 a. gambino, Storia del dopoguerra, Bari, editori laterza,1975, p. 30.
4 P. ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi, torino, Piccola Biblioteca einaudi, 2006, p. 90.
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