Page 95 - Rassegna 2025 numero speciale 1
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il Comandante “maRCello”, la Valtellina, Campione d’italia e i CaRabinieRi Reali




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               principali (strada dello Stelvio e dell’aprica). Inoltre, tra i compiti assegnati alla 1
               divisione alpina vi erano anche le azioni belliche contro il traf  co, i sabotaggi e
               altre interruzioni  stradali  e ferroviarie,  il sabotaggio  di  opere  di  fortif cazione .
                                                                                         25
               l’opera di alessi fu continua, persistente e attenta, riuscendo a riorganizzare rapi-
               damente le forze a sua disposizione e riducendo il peso dei partiti politici all’interno
                                                          a
               delle formazioni partigiane inquadrate nella 1  divisione alpina.
                    tutte le formazioni della bassa, media e alta valle erano state predisposte per la
               presa del potere da parte del movimento resistenziale non appena si fosse reso necessario.
               naturalmente, ciò comportò una sovraesposizione del comandante della prima divisio-
               ne alpina che, nelle prime ore del mattino del 26 aprile 1945, cadde in combattimento
               in una imboscata tesa da circa trecento militi delle brigate nere insieme al suo fedelissimo
               collaboratore “cesare”, il tenente della regia aeronautica adriano cometti .
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               6. Qualche considerazione finale
                    la f gura di edoardo alessi è stata già analizzata da altri studiosi precedente-
               mente e con grande attenzione. Queste pagine intendono però mettere in evidenza
               alcune questioni di primo piano.
                    Innanzitutto la capacità di alessi di inserirsi e di agire in contesti operativi
               diversi in tempi rapidissimi, a prescindere dalle dif  coltà politiche, sociali, econo-
               miche, militari e più schiettamente di sopravvivenza che egli visse in quei mesi così
               dif  cili. Un secondo aspetto rilevante è la capacità immediata di riscuotere rispetto,
               ammirazione e diventare rapidamente uno degli uomini di riferimento in questi
               contesti, ad esempio a partire dal 25 luglio 1943, nel suo ruolo di comandante del
               Gruppo di Sondrio sino all’esf ltrazione in Svizzera, in quello di vice regio commis-
               sario e quindi di comandante della I divisione alpina. In ogni periodo della sua par-
               tecipazione alla resistenza si mostrò sempre presente, proattivo e capace di avere
               una vision sul futuro e degli obiettivi da raggiungere. Inf ne, la rete che egli aveva
               saputo creare, sia tra i suoi militari dell’arma, sia tra i maggiorenti antifascisti di
               Sondrio, sia tra la parte sana della cittadinanza campionese, sia ancora tra i giovani
               partigiani valtellinesi e tutti coloro che “erano saliti in montagna” per combattere il
               nazifascismo,  rappresentava un  altro  tassello fondamentale  nella  costruzione  di
               quella società che egli avrebbe voluto vedere all’indomani della def nitiva sconf tta
               del nazifascismo, non solo nella Valtellina ma in tutta l’europa.

               25  le disposizioni del comando lombardia delle Formazioni Giustizia e libertà datate 12 febbraio
                  1945 sono presenti nell’appendice documentaria a I. cannella, la prima divisione alpina cit., e par-
                  ticolarmente le pp. 19-28.
               26  la puntuale ricostruzione della morte del “comandante marcello” è presente in P. Buttiglieri - m.
                  maurino, Un eroe valdostano cit., pp. 133-134.

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