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I carabinieri del 1945 - la libeRazione
stazione era composta dal sottuf ciale e da sei militari ; nella località esisteva anche
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un uf cio di pubblica sicurezza con un funzionario, un sottuf ciale e una guardia.
Fino al 24 settembre 1943, data di chiusura della frontiera italiana con la svizzera da
parte tedesca, quella località assistette all’af usso di campionesi alle armi che ritorna-
vano presso le proprie famiglie e di altri italiani che cercavano rifugio nella piccola
realtà italiana oltre conf ne, ma già a partire dal 25 luglio e sulla base delle disposizioni
ricevute quel comandante di Stazione aveva fatto togliere o comunque eliminare
tutti i simboli che riconducevano al decaduto partito fascista.
nel frattempo, le autorità repubblichine iniziarono a intervenire sul persona-
le della Pubblica amministrazione presente. Il funzionario già in servizio, dottor
carta, fu sostituito da un commissario di pubblica sicurezza, tullio mele che, a
giudizio dei carabinieri e della popolazione, doveva essere un agente oVra visto
che poteva muoversi con estrema tranquillità tra campione, la Svizzera e rientrare
nel territorio italiano. In realtà, il capitano mendolicchio poté informare verbal-
mente il maresciallo laurea dell’iniziativa. Il comandante di Stazione, al contempo,
si era già messo in contatto con il consolato generale di lugano, dove aveva trovato
sotto copertura il maggiore eugenio Piccardo.
Vi erano fondati sospetti anche su altri funzionari pubblici in servizio nella
località e quindi i carabinieri reali erano considerati, ovviamente, favorevoli al
governo legittimo. così, prefettura di como prima e Gruppo carabinieri di como
poi chiesero a più riprese di poter sostituire i militari dell’arma di quell’exclave rice-
vendo però sempre risposta negativa. dunque, il piccolo ambiente paesano era
diventato particolarmente dif cile poiché quasi nessuno palesava i propri orienta-
menti politici e il comandante di Stazione condivideva le proprie osservazioni con
poche persone del posto. egli conf dò all’uf ciale del regio esercito in congedo e
imprenditore Felice de Baggis che, dopo aver avuto contatti con il consolato, egli
aspettava di ricevere una risposta da parte della legazione di Berna sulla possibilità
che campione aderisse apertamente al regno d’Italia, unico Stato riconosciuto dalla
confederazione svizzera. In quell’occasione il de Baggis, insieme al parroco, si recò
dal ministro plenipotenziario af ermando che quel comandante di Stazione era già
d’accordo e che era pronto un movimento cittadino per fare di campione un comu-
ne fedele al governo legittimo. “il de Baggis d’accordo con don Baraggia, ritornato a
campione con circa venticinque persone armate di fucili e pistole, sulla notte del 28
gennaio [la comunicazione sarebbe arrivata il giorno dopo] senza avermi avvisato si
portò in caserma per avere il mio appoggio. mi meravigliai di tutta quella messa in
15 carabinieri Giovanni charrey (coniugato), Giuseppe muratore e domenico Bresciani ef ettivi e
Venero cavallaro, Giuseppe daverio e Battista azzolari provvisori.
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