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I carabinieri del 1945 - la libeRazione




             ciale del SIm, modesto antonio leonardi, che si divideva tra milano e Sondrio.
             nell’occasione non perse neppure tempo a riorganizzare le forze che poteva avere a
             disposizione.Uno dei primi compiti che af rontò fu quello di inquadrare gli sban-
             dati dopo l’armistizio, li armò dotandoli anche di uno speciale bracciale tricolore” .
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             egli mantenne pure contatti con alcuni uomini che gli erano stati vicino durante il
             ciclo operativo in africa Settentrionale quando egli comandava il 1° battaglione
             carabinieri reali paracadutisti come nel caso del capitano Franco Perrone.
                  Questi, nelle sue memorie successive alla f ne della guerra, sottolineava che
             “nel mese di dicembre [1943], in seguito al bando del governo [della rSI] ed in
             seguito a sollecitazioni ricevute dal mio superiore ten. col. alessi cav. uf . edoardo,
             mi presentai alla legione territoriale di milano che mi assegnò al comando della
             comp.[agnia] di como (1-1-44). In un giorno non precisabile perché non ricordo
             esattamente ma durante il mese di maggio 1944 fui arrestato dai tedeschi ed inter-
             nato in Germania” . In ef etti in un’altra memoria Perrone precisò che “Il mio
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             superiore,  ten.  col.  alessi  cav.  uf .  edoardo,  allora  comandante il Gruppo  di
             Sondrio, mi convinse ed ordinò di restare al posto che mi avrebbero indicato, per-
             ché “la cosa principale è la protezione delle popolazioni af  date alla nostra tutela”
             (posseggo una lettera del prefato superiore)” .
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                  Secondo un’altra  testimonianza:  “magnif ci  collaboratori  dell’alessi,  il
             maresciallo dei carabinieri di Ponte Giovanni lei, il maresciallo di Grosotto, i
             carabinieri timbri e Zizzi, il dott. mario torti direttore del consorzio agrario
             che, per il tradimento di alcuni individui, sarà costretto a fuggire il 5 novembre
             1943” . le attività di alessi furono frenetiche, uno dei suoi più stretti collaboratori,
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             Giovanni lei, riferì che l’uf  ciale “somministrò diverse somme di denaro di sua
             pertinenza per aiuti di espatri in Svizzera di ebrei, militari sbandati ed alleati. molti
             ebrei e militari italiani furono fatti passare in Svizzera anche dal sottoscritto attra-
             verso Val Fontana” . la tensione che mostrava l’uf  ciale era rivolta a mantenere il
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             controllo del territorio da parte dei carabinieri, a poter seguire i movimenti dei tede-
             schi e a rendere inof ensivi, per quanto possibile, i fascisti repubblichini che si erano


             6  testimonianza di caterina Boggio marzet, in P. Buttiglieri, m. maurino, Un eroe valdostano cit., p. 56.
             7  comando Generale dell’arma dei carabinieri, direzione dei Beni Storici e documentali (d’ora in
               poi  aSacc),  Fondo Personale Uf  ciali  e af ari  riservati  Vari  (d’ora in poi  PUarV),  Serie
               discriminazione uf  ciali, ad nomen, dichiarazione datata 21 settembre 1948.
             8  Ivi, dichiarazione datata 18 settembre 1950.
             9  testimonianza di luigia miotti, f glia dell’allora direttore della f liale di Sondrio della Banca d’Italia,
               in P. Buttiglieri, m. maurino, Un eroe valdostano cit., p. 61. Su timbri, si veda il contributo di
               enrico cursi in queste pagine.
             10  testimonianza di Giovanni lei in P. Buttiglieri, m. maurino, Un eroe valdostano cit., p. 62.

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