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I Carabinieri del 1945 - LA LIBERAzIonE




             cittadini e la popolazione locale, che avrebbe potuto assumere una posizione di
             distacco rispetto il movimento. dunque nei compiti di polizia militare ricadevano
             anche altre funzioni, come quelle di controllo di uomini (e donne) che intendevano
             partecipare, f ntamente, alla liberazione del Paese, ma non erano altro che delatori
             pronti a vendere altri italiani per pochi denari.
                  un terzo elemento di rif essione proviene da altri territori e qui si può fare rife-
             rimento alle vicende del tenente dei Carabinieri reali Fausto Cossu, comandante
             di una formazione partigiana che il 28 aprile 1945 entrò a Piacenza liberandola
             prima degli alleati .
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                  anche qui, emerge chiaramente il ruolo ricoperto dall’arma dei Carabinieri
             o meglio, dai suoi uomini, nella loro funzione di organismo dalla doppia competen-
             za, militare e civile. In questo caso, evidentemente, emerge con forza il ruolo di
             “arma combattente” che Cossu e i suoi uomini (molti dei quali erano ef ettiva-
             mente Carabinieri) svolsero nel corso del periodo vissuto in montagna. armati, a
             difesa delle istituzioni del regno d’Italia, a tutela dei cittadini e dei beni pubblici e
             privati, i Carabinieri combatterono in qualità di militari contro l’esercito occupan-
             te e i suoi collaboratori fascisti.

             4. I Carabinieri Reali in Lombardia e l’insurrezione generale
                  secondo quanto af ermato da battaglia, i piani insurrezionali delle tre princi-
             pali città industriali del nord Italia, prevedevano, a somiglianza di quanto era stato
             già pianif cato nel corso dell’estate precedente che fosse garantito il controllo del
             territorio, ad esempio, con una polizia civica in attesa dell’arrivo degli alleati, non-
             ché che sarebbero stati tutelati e difesi gli obiettivi individuati sin dalla fase di pia-
             nif cazione e dunque, strade principali, ponti, acquedotti, centrali idroelettriche,
             impianti industriali. Il tutto doveva avvenire garantendo l’unità d’intenti: “C’è in
             questa stabilità di direttive la splendida solidità del movimento partigiano piemon-
             tese di cui Torino è la dimostrazione più evidente: poiché è a Torino che nel perio-
             do della resistenza si sono stabilite le più strette alleanze fra operai, tecnici e intel-
             lettuali,  s’è  costituito  un  solido  blocco  di  forze  democratiche che è  la maggior
             garanzia di successo” .
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                  Ma si tratta di capire anche qual era la situazione dei Carabinieri in quei mesi.
             Il colonnello Italo nuzzolo, comandante della legione dei Carabinieri reali di
             Milano così si esprimeva nelle conclusioni relative al comportamento e ruolo dei

             7  sulla resistenza nell’area dove operò Fausto Cossu, si veda Mirco dondi, La Resistenza tra unità e
               conflitto.  Vicende  parallele  tra  dimensione  nazionale  e  realtà  piacentina,  Milano,  bruno
               Mondadori, 2004.
             8  roberto battaglia, Storia della Resistenza cit., p. 612.

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