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L’ALTRA ReSISTeNzA deI CARABINIeRI I.M.I.




               campo di concentramento, subire nuove o più inumane rappresaglie e soprattutto
               significava rinunciare a un piano che già molti di noi avevano preordinato, quello
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               cioè di darsi alla macchia e di passare le linee alla prima opportunità . Cerracchio
               si recherà poi in licenza a Roma, evitando di presentarsi presso qualche comando
               territoriale. Solo andai a salutare il col. Mauceri e il magg. denti già miei superiori.
               da detti ufficiali appresi i particolari dell’eccidio delle Fosse Ardeatine dove avevano
               trovato la morte brillanti ufficiali dell’Arma, e fu in tale occasione che il colonnello
               Mauceri mi consigliò di non riprendere servizio al termine della licenza e di tenermi
               pronto per un’azione armata contro i tedeschi al momento opportuno. e così farà.
                    il 5 giugno,  data  della  liberazione  di Roma,  si presenterà  in uniforme al
               Comando Generale dell’Arma per f rmare l’atto di presenza. Preciserà che non ho
               mai tolto le stellette né le sigle reali, né ho mai indossato la camicia nera, nell’aprile
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               già obbligatoria . l’inevitabile atto di incolpazione da parte della Commissione
               per l’epurazione gli verrà notif cato il 15 maggio 1945. Per la sua adesione alla Rsi
               verrà sanzionato con “rimprovero” poiché dopo l’armistizio veniva catturato dai
               tedeschi con altri militari del reparto ed internato in Polonia dove, nell’aprile 1944,
               per far ritorno in Patria, firmava l’atto di adesione. Giunto in Italia, allo scopo di
               ottenere una licenza, firmava l’atto di giuramento e si dava alla macchia, rimanen-
               do nascosto in Roma fino all’arrivo degli Alleati. in seguito, Cerracchio si opporrà
               alla punizione e nella sua istanza - che verrà accolta favorevolmente nel febbraio
               1958 - fornirà quale giustif cazione per l’aver f rmato l’atto di adesione salvandosi
               dalla prigionia non il puro e semplice far ritorno in Italia, bensì sottrarmi a sicura
               morte e di prestare, nel contempo, la mia opera al servizio del legittimo governo
               dell’Italia liberata .
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               5.  IMI dimenticati
                    Per molti, troppi anni la vicenda degli internati Militari italiani è rimasta una
               pagina pressoché sconosciuta della storia Patria. Appaiono profetiche le parole del
               colonnello Vincenzo Montuoro, comandante del Comando Carabinieri Reali pres-
               so il Campo Prigionieri italiani n. 1 di Gross Hesepe, che il 19 agosto 1945 in un rap-
               porto riservato al Comando Generale, nel riferire il clima di sconforto generale che
               aveva assalito gli iMi, di fatto ancora conf nati nei campi di concentramento nono-
               stante la Guerra fosse terminata da oltre tre mesi, così scriveva: Mancherei al mio
               dovere se non dicessi che il morale nei campi è assai basso. A distanza di ormai quasi


               50  ivi, p. 133.
               51  Ibidem.
               52  ivi, 138.

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