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I Carabinieri del 1945 - la lIberazIone




                  nello stesso periodo, af ermava la medesima relazione, Giovannini si rif utò di
             aggregare la formazione ad uno dei partiti presenti nel CLn, sostenendo l’autono-
             mia della formazione e la necessità di operare nel campo militare vero e proprio.
                  In questo modo, gli fu possibile dipendere “direttamente al comando militare
             della Piazza di milano retto dal generale Bellocchio (Comaschi) e di agire alle dirette
             dipendenze di quest’ultimo”.
                  Così si af erma in un documento di poco successivo: “L’opera ardita del mag-
             giore Giovannini trovò un aiuto insperato presso la Presidenza della Società “SnIa
             VISCoSa” la quale, pur non concedendo aiuto immediato sotto forma di sovven-
             zioni in denaro, lo autorizzò a far impiegare nei vari stabilimenti della Lombardia
             un centinaio di uomini, che, con il pretesto di raf orzare il servizio di vigilanza già
             pienamente ef  ciente, venivano stipendiati, alloggiati e nutriti nonché lasciar[l]i
             liberi di adempiere a tutti gli obblighi imposti dalla situazione” .
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                  Per quanto riguardava le prime azioni di combattimento, si ritenne che ope-
             razioni quali il disarmo di appartenenti alle formazioni armate nazi-fasciste, il sabo-
             taggio delle loro attività, l’accantonamento di armi, equipaggiamenti e mezzi in
             vista dell’insurrezione costituissero attività necessarie per mostrare la presenza della
             formazione e creare quel clima di insicurezza necessario a disperdere le forze nemi-
             che, riducendone gli ef etti operativi. Su tutte tali attività primeggiava il recupero e
             il riutilizzo di documenti necessari alla vita in clandestinità dei membri della forma-
             zione resistenziale e l’eventuale possibile distribuzione ad altre unità partigiane.
                  “alla formazione, fra il dicembre 1944 e il gennaio 1945 si aggiunsero i mag-
             giori onnis anacleto, reduce dal carcere di Verona dove era stato vincolato quale
             sospetto di tradimento e rimini Ferdinando, i capitani di complemento: Brocchi
             Luigi, merolla Luigi e Cavanna Silvio e il capitano in s.p.e. Fedi dario” .
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             3. Ettore Giovannini, un breve profilo biografico
                  Secondo gli studi condotti negli anni settanta, Giovannini assunse il nome di
             battaglia di Gerolamo nell’aprile 1944 e la sua formazione quello di Carabinieri
             Patrioti Gerolamo. nonostante il vile inganno nazifascista che ridusse gli organici
             iniziali della banda con la cattura e deportazione dell’agosto 1944, il numero degli
             appartenenti riprese a crescere, raggiungendo gli oltre 700 e ciò consentì di riorga-
             nizzare le forze in due raggruppamenti. Inoltre unità minori estesero il braccio ope-



             5  Ibidem.
             6  aSaCC, d124.1, Lettera n. 1/4 di prot. rP datata 9 settembre 1945 ad oggetto Vicende delle legio-
               ni dopo l’8 settembre 1943, a f rma del colonnello Italo nuzzolo. relazione biograf ca del maggiore
               ettore Giovannini.

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