Page 109 - Rassegna 2025-Edizione Speciale 1
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LA ConDIzIone DeLLA DonnA In ITALIA
                               DAgLI InIzI DeLL’oTToCenTo ALLA FIne DeL noveCenTo




                    nel 1982 la commissione giusti-
               zia  della camera  approvava  il  testo
               uniHcato delle proposte di legge relati-
               ve alla nuova disciplina penale, ma le
               opposizioni bloccavano l’iter  della
               legge e lo vincolavano ad emendamen-
               ti restrittivi. nel 1986, intanto, il parla-
               mento europeo approvava una risolu-
               zione  che  invitava  gli stati membri
               della comunità ad elaborare una legi-
               slazione che cancellasse la distinzione
               tra stupro  e  atti  di libidine  violenta,
               che qualiHcasse la  violenza sessuale
               come  delitto  contro la persona,  che
               riconoscesse come reato la violenza tra
               marito e moglie, che rendesse la violen-
               za sessuale un reato perseguibile sem-
               pre d’u cio dalle autorità pubbliche.       Figura 15. Quadro Wanda Raheli

               9.1 Un caso giudiziario a cavallo della Legge 66/96
                    a Roma nel 1992 un istruttore di guida quarantacinquenne venne accusato
               di stupro; quando una ragazza diciottenne prese con lui la sua prima lezione di
               guida egli l’avrebbe violentata per un’ora, poi le disse che se voleva denunciarlo
               l’avrebbe uccisa. Più tardi quella notte, raccontò il fatto ai suoi genitori ed essi
               accettarono di aiutarla. Mentre il presunto violentatore è stato condannato, la
               corte suprema di cassazione ha annullato la condanna nel 1998 perché la vittima
               indossava dei jeans stretti. È stato sostenuto che lei deve aver necessariamente
               dovuto aiutare il suo aggressore a toglierle i suoi jeans, rendendo così l’atto con-
               sensuale (perché la vittima indossava i jeans molto stretti, ha dovuto aiutarlo a
               rimuoverli... e rimuovendo il jeans... non si trattava più di stupro, ma di sesso
               consensuale). La Suprema corte italiana ebbe a dichiarare nella sua decisione che
               è un fatto di esperienza comune che è quasi impossibile sfilarsi i jeans stretti, anche
               in parte, senza la collaborazione attiva della persona che li indossa . Questa sen-
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               tenza ha suscitato una di+usa protesta femminista. il giorno dopo la decisione, le
               donne presenti nel Parlamento italiano protestarono indossando i jeans e tenen-
               do cartelli con la scritta “Jeans: Un alibi per lo stupro”.

               46 Benedetta faedi,  Rape,  Blue  Jeans,  and  Judicial  Developments  in  Italy  in  Columbia  Journal  of
                  european Law, 2009. URL consultato il 26 aprile 2011 (archiviato dall’url originale il 28 agosto 2011).

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