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ETICA E LEADERSHIp
7. Dal concetto strategico di Soft Power al concetto operativo di Soft skill
I compiti e le funzioni dell’Arma abbracciano un’ampia gamma di attività,
spaziando dall’ordine pubblico alla cooperazione internazionale, e ne fanno un rife-
rimento imprescindibile per la gestione della sicurezza e delle relazioni istituzionali,
in particolar modo in contesti ove è importante coordinarsi con forze armate di
diversi paesi, organizzazioni internazionali e Ong, garantendo una comunicazione
f uida e una collaborazione strutturata per il raggiungimento degli obiettivi strate-
gici. Allo stesso modo, la gestione dello stress e la resilienza risultano indispensabili
per operare in ambienti ostili, spesso caratterizzati da conf itti o crisi umanitarie. Il
personale deve essere in grado di mantenere la calma, prendere decisioni rapide e
adattarsi a circostanze imprevedibili, assicurando la sicurezza della missione e degli
operatori coinvolti.
Fattori operativi e tattici che si collegano ad un concetto strategico antico ma
estremamente attuale, il quale è in parte a fondamento delle missioni di peacekeeping,
quale elemento cogente per le successive def nizioni organizzative: il Soft Power.
Il Soft Power rappresenta l’arte raf nata dell’inf uenza senza coercizione, un
meccanismo attraverso cui un paese può plasmare percezioni e decisioni globali
facendo leva sulla propria cultura, sulle istituzioni di prestigio e sul fascino del pro-
prio stile di vita. Non è la potenza bellica a decretarne il successo, ma la capacità di
suscitare ammirazione e stimolare emulazione.
Leva fondamentale della diplomazia contemporanea, il soft power rappresenta
una chiave interpretativa utile per comprendere l’importanza crescente delle soft
skill anche in ambito militare. pur collocandosi su piani distinti e non sovrapponi-
bili, i due concetti non si escludono né si implicano necessariamente a vicenda. Essi
sono tuttavia accomunati da un medesimo sillogismo di fondo: in contesti com-
plessi, l’intermediazione, la persuasione e la gestione relazionale possono risultare
più ef caci dell’uso diretto della forza nel caso del soft power, e delle competenze tec-
niche nel caso delle soft skill. In questa prospettiva, tanto il soft power quanto le soft
skill valorizzano approcci che privilegiano l’inf uenza e la mediazione come stru-
menti strategici e operativi, senza negare il ruolo della forza, ma collocandola come
extrema ratio.
L’Italia, con il suo straordinario patrimonio culturale, ha storicamente eccelso
in questo ambito: basti pensare al Rinascimento, che trasformò piccoli stati in
interlocutori delle grandi potenze grazie alla magnif cenza delle committenze arti-
stiche. ma oggi, in un mondo segnato da conf itti e instabilità, è ancora possibile
fare af damento su questa strategia?
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