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IN gIro per Le “reTI” frA DeNSITà gLobALe e feNoMeNoLogIA ArTIfIcIALe QuALI opporTuNITà?




                    Sui modelli linguistici allargati, quasi tutti concludono ponendo alla visio-
               ne due grossi limiti: l’incapacità di produrre traiettorie autonome motivazionali
               e l’estensione della memoria a breve termine (Sartori e orrù, 2024; Wei et al
               2022).
                    Una rif essione, seppur breve, merita la connotazione antropomorf ca. La ten-
               denza a confondere la scientif cità degli strumenti tecnologici con l’utilizzo folklo-
               ristico con cui alcune discipline sono state assoggettate al nutrimento di una inge-
               nua massa popolare, sembra essere sfociata in un fraintendimento che come sugge-
               risce Legrenzi (2024) […] la conoscenza del funzionamento dell’intelligenza umana
               si accompagna ad un altro modo di fare e pensare, considerato ovvio ma in realtà
               fuorviante: l’antropomorfizzazione. Si tratta di una sorta di egocentrismo della spe-
               cie, cioè la proiezione dell’uomo su tutto ciò che ci circonda, una sorta di appropriazio-
               ne, una mancanza di rispetto in fin dei conti […] e quando pensiamo all’intelligenza
               artificiale  e  delle  sue  potenzialità  passandola  come  un  analogo  dell’intelligenza
               naturale commettiamo lo stesso errore di chi pensasse che la gamba di un tavolo è la
               stessa cosa che la gamba di un umano.
                    Concordando con l’autore, si può dire diversamente che in primins l’appella-
               tivo di intelligenza, a volte sembra of rire spazi di rif essione alla luce e condotte
               umane e al “sistema 1 e 2” di cui il premio nobel Kahneman (Kahneman, 2011) ha
               introdotto più di dieci anni addietro , in secundis un sistema intelligente è sempli-
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               cemente al servizio dell’uomo e non deve possedere una coscienza. Una sif atta
               antroporf zzazione corrisponde a non accettare che questi sistemi intelligenti agi-
               scano come meri strumenti di pensiero, senz’altra pretesa di paternità, giacché i loro
               processi alla base li rendono dei pappagalli stocastici.
                    Sulla scorta delle considerazioni testé esposte, sif atto dibattito si potrebbe
               limitare all’istinto, proiettivo, di concepire “cattivo” qualcosa per cui il loro utilizzo
               potrebbe andare fuori controllo dalle mani umane.
                    Leibniz pensava ai calcolatori come qualcosa che lasciasse liberi gli umani
               dagli af anni del calcolo, al f ne di “aggiornare” vecchie conoscenze, aggiungendone
               nuove e conf nare la paura per la tecnologia negli occhi di chi la porta.
                    In coerenza a dette rif essioni, la tecnologia ha davvero qualcosa di utile da
               of rirci, qualcosa che, in un contesto scientif co emergente come questo, viene leci-
               to chiedersi se fra densità globali e fenomenologia artif ciale, possa esservi qualche
               utile opportunità.


               5  Kahnemann sostiene che il sistema 1, o pensiero veloce, è primitivo, inconsapevole e automatico. è
                  sempre acceso, non lo controlliamo, ed è emozionale, intuitivo, impaziente, velocissimo e molto,
                  molto impulsivo. Il sistema 2 o pensiero lento, è consapevole, usa ragionamenti deduttivi e richiede
                  molta più concentrazione.

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