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SCIENTIAE




                  Setting aside philosophical deliberations, this article will explore the domain of Large
             Language Models (LLMs), neural networks trained on vast corpora of data, capable of develo-
             ping highly structured linguistic representations that range from symbolic reasoning to the gene-
             ration of metaphors. Despite certain limitations remain, particularly in the autonomous plan-
             ning and generation of objectives, the advancements in the refinement of their «internal engi-
             nes»  are  indeed  promising.  This  steadily  evolving  technological  capability,  exemplified  by
             LLMs, inevitably provokes futuristic considerations regarding both the limits and the transfor-
             mative potential of deploying such intelligent agents within institutional activities.


             SoMMARIo: 1. Dialoghi fra uomo e macchina. - 2. I modelli linguistici allargati: cosa sono e per-
                       ché. - 3. Limiti e possibilità sono solo una bilancia stocastica? 4. Conclusioni.

             1.  Dialoghi fra uomo e macchina
                  Fin dal Novecento la tecnologia, sia per ragioni economiche che per il suo
             carattere auto catalizzante, ha subito un’esponenziale impennata. La continua ten-
             sione verso la scoperta e la velocità con quale questo processo si verif ca, hanno con-
             dotto  all’entusiasmante  accessibilità  a  sistemi  “potenti”,  sistemi,  cioè,  capaci  di
             cambiare la vita di tutti i giorni, di spingerci verso una nuova era in cui la combina-
             zione  dell’informazione  con  sistemi  altamente  tecnologici,  rendono  possibile  la
             simulazione di quelle funzioni date al genere umano.
                  La creazione di macchine per la mente (Yldiz, 2025) sono andate molto oltre
             la mera comunicazione: l’informatica e le scienze cognitive, hanno plasmato le sco-
             perte per decenni, raf orzando l’iconograf ca metafora the mindislike a computer
             and vice versa (Crawford, 2021). Questa mera equazione  conduce inevitabilmente
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             ad antropomorf zzare  funzioni cognitive come pensare, apprendere e memorizza-
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             re, sicché, l’Intelligenza Artif ciale (I.A.), oltre a produrre seri interrogativi etici e
             morali, andrebbe a declinare la stessa portata evolutiva della tecnologia strictu sensu.
                  Nella nostra era tecnologica, il temine “umano” è utilizzato in modo quasi
             intercambiabile (Sutherlin, 2025). Da questa prospettiva si evince chiaramente di
             quanto la metafora mente-computer, collegata alla comprensione dell’I.A., esercita
             un gioco forza in ogni settore della società attuale, stabilendo, in sif atto modo, una
             sorta di denaturalizzazione dell’uomo stesso, ossia, stabilire una funzione in manie-
             ra slegata dal contesto di riferimento. A ben vedere, detta denaturalizzazione è nata
             nel 1956, allorquando lo scienziato John McCarthy insieme ad altri studiosi emeriti


             1  Un’equazione nata da un paradigma teorico noto come connessionismo, ossia lo studio delle fun-
               zioni cognitive spiegabili mediante la creazione di collegamenti, simili ai neuroni.
             2  Ibidem.
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