Page 112 - Rassegna 2025-3
P. 112
SCIENTIAE
Setting aside philosophical deliberations, this article will explore the domain of Large
Language Models (LLMs), neural networks trained on vast corpora of data, capable of develo-
ping highly structured linguistic representations that range from symbolic reasoning to the gene-
ration of metaphors. Despite certain limitations remain, particularly in the autonomous plan-
ning and generation of objectives, the advancements in the refinement of their «internal engi-
nes» are indeed promising. This steadily evolving technological capability, exemplified by
LLMs, inevitably provokes futuristic considerations regarding both the limits and the transfor-
mative potential of deploying such intelligent agents within institutional activities.
SoMMARIo: 1. Dialoghi fra uomo e macchina. - 2. I modelli linguistici allargati: cosa sono e per-
ché. - 3. Limiti e possibilità sono solo una bilancia stocastica? 4. Conclusioni.
1. Dialoghi fra uomo e macchina
Fin dal Novecento la tecnologia, sia per ragioni economiche che per il suo
carattere auto catalizzante, ha subito un’esponenziale impennata. La continua ten-
sione verso la scoperta e la velocità con quale questo processo si verif ca, hanno con-
dotto all’entusiasmante accessibilità a sistemi “potenti”, sistemi, cioè, capaci di
cambiare la vita di tutti i giorni, di spingerci verso una nuova era in cui la combina-
zione dell’informazione con sistemi altamente tecnologici, rendono possibile la
simulazione di quelle funzioni date al genere umano.
La creazione di macchine per la mente (Yldiz, 2025) sono andate molto oltre
la mera comunicazione: l’informatica e le scienze cognitive, hanno plasmato le sco-
perte per decenni, raf orzando l’iconograf ca metafora the mindislike a computer
and vice versa (Crawford, 2021). Questa mera equazione conduce inevitabilmente
1
ad antropomorf zzare funzioni cognitive come pensare, apprendere e memorizza-
2
re, sicché, l’Intelligenza Artif ciale (I.A.), oltre a produrre seri interrogativi etici e
morali, andrebbe a declinare la stessa portata evolutiva della tecnologia strictu sensu.
Nella nostra era tecnologica, il temine “umano” è utilizzato in modo quasi
intercambiabile (Sutherlin, 2025). Da questa prospettiva si evince chiaramente di
quanto la metafora mente-computer, collegata alla comprensione dell’I.A., esercita
un gioco forza in ogni settore della società attuale, stabilendo, in sif atto modo, una
sorta di denaturalizzazione dell’uomo stesso, ossia, stabilire una funzione in manie-
ra slegata dal contesto di riferimento. A ben vedere, detta denaturalizzazione è nata
nel 1956, allorquando lo scienziato John McCarthy insieme ad altri studiosi emeriti
1 Un’equazione nata da un paradigma teorico noto come connessionismo, ossia lo studio delle fun-
zioni cognitive spiegabili mediante la creazione di collegamenti, simili ai neuroni.
2 Ibidem.
110

