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IN gIro per Le “reTI” frA DeNSITà gLobALe e feNoMeNoLogIA ArTIfIcIALe QuALI opporTuNITà?
della sua compagine, organizzarono la conferenza “Dartmouth SummerResearch
Project on Artif cial Intelligence”: in quella sede fu sancito che Lo studio procederà
sulla base della congettura per cui, in linea di principio, ogni aspetto dell’apprendi-
mento o una qualsiasi altra caratteristica dell’intelligenza possano essere descritte
così precisamente da poter costruire unamacchina che le simuli (Mc Carthy et al.
2006).
Molte ricerche condotte in vari contesti hanno, f no ad oggi, dimostrato che
l’incremento della comprensione circa il nostro mondo, deriva dalla diversità di
prospettive. Sembra che il fascino della scoperta ci stia conducendo a nascondere la
vera ricchezza dell’essere umano, così da celarla dietro l’orlo di una visione standar-
dizzata, af ermando così che tutti gli umani hanno le stesse qualità, af dando alle
macchine i nostri attributi più fecondi. Un ampio rapporto pubblicato su Nature
(Park, et al., 2023) ha esaminato milioni di citazioni in diversi settori scientif ci e tec-
nologici nell’arco di sei decenni; essi af ermano che la ricerca è “meno propensa a
rompere con il passato” e si è assistito a un “declino della dirompenza” a causa della
tendenza a citare i lavori precedenti. Secondo i medesimi autori, su tale declino vale
la pena di chiedersi se l’aumento della frequenza di riprodurre il passato, sia dovuto
al merito scientif co o alla facilità narrativa, sicché il riferimento pervasivo a un
costrutto monoculturale, è un profondo ostacolo al pensiero innovativo ma, in
assenza di inerzia, da questi potrebbe derivarne una ghiotta opportunità.
Alcuni autori (G. Sutherlin, 2025) hanno proposto un adattamento che
potrebbe cambierebbe l’approccio alla conoscenza, e dunque alla tecnologia, un
adattamento che andrebbe a ridef nire un nuovo paradigma, concentrandosi sulle
modalità in cui i concetti di intelligenza, percezione ecc., che non considerino
umane le prestazioni uniformate dai manuali scientif ci ma, comprese in un conte-
sto in cui tutto acquista un senso, un contesto fatto di relazionalità e cultura, per
cominciare. Su queste proprietà intrinseche, i dati scientif ci, sono molto incorag-
gianti: l’apprendimento di un nuovo linguaggio relazionale può essere un potente
strumento per costruire “nuove rappresentazioni ed espandere il repertorio cogni-
tivo” (Hendricks, Boroditsky, 2017; Sun, Zhang, 2021).
Già da tempo si è dimostrato che anche la programmazione e i processi deci-
sionali si sviluppano attorno alla scrittura (ong, 1982; Taylor, Deckman, 1984)
ong ha sviluppato la sua teoria della seconda oralità, secondo cui la parola scritta
cessa di essere lo strumento principale con cui si scambiano le informazioni (Coyle,
Preda, 2018), si pensi ad esempio al tentativo di ricordare le indicazioni di un luogo
o di fare la divisione senza scrivere: in questa accezione la teoria della seconda orali-
tà, introduce, indirettamente un altro caposaldo dell’informazione: la cultura di
riferimento, organizza, modella e diversif ca il senso che noi attribuiamo agli eventi,
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