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APPALTi PUbbLiCi




               mula vitalizzante per l’oggetto, una dimensione funzionale per l’interprete.
                    Ecco, dunque, che saggiare i parametri della congruità, serietà, sostenibilità
               e realizzabilità di un asset diventa un esercizio speculativo in grado di trascende-
               re il mero appalto, diventando una griglia di derivazione legislativa applicabile a
               contesti eterogenei.
                    Si pensi, ad esempio, al caso delle valutazioni di polizia per sondare la pre-
               sunta illiceità di un cespite e su come il calcolo presuntivo della sproporzione tra
               reddito e patrimonio possa agevolmente ricondursi ai quattro vertici qualitativi
               dell’of erta, col loro portato di giurisprudenza, dottrina ed esperienza.
                    Ancora, rivolgendosi in direzione diversa, si consideri come - nel sistema di
               prevenzione della corruzione - gli stessi indici possano segnalare la presenza di ele-
               menti corrosivi dell’ef  cienza amministrativa (maladministration) e condurre
               ad una lettura critica e assiologicamente orientata della gestione f nanziaria del-
               l’erario. Vieppiù: la serietà e la sostenibilità, su cui si è in particolare sof ermata
               l’attenzione nel corpo dell’articolo, sembrano essere anche la radice deontologica
               di visioni sagaci del pubblico funzionario, capaci di elidere o, comunque, soppe-
               sarne l’eventuale responsabilità amministrativo-contabile per opzioni rivelatesi
               distoniche a posteriori. Ulteriore declinazione, questa, della lotta a quella burocra-
               zia difensiva che il codice degli appalti ingaggia all’ouverture (principi del risulta-
               to e della f ducia).
                    Serrando il tema, uno sforzo investigativo  capace af ondare la mano al di
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               sotto di sabbie mobili dell’economia, af erra - salvandolo in superf cie - il nucleo
               dell’azione pubblica, ovvero  la dedizione alla realtà ed al territorio in cui si inse-
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               risce, e di cui ne sa leggere le tracce, la lungimiranza su cui animare impegni pro-
               grammatici e la responsabilità secondo cui si deve rispondere delle (prevedibili)
               conseguenze delle proprie scelte. Così slanciato sul piano etico, questo ganglio
               delle  procedure  ad  evidenza  pubblica  sembra  sostanziare  l’assunto  jonasiano
               secondo cui l’assunzione di responsabilità è in ogni caso selettiva e la scelta di ciò
               che sta a cuore si conforma alla finitudine umana .
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               72  nel puro signif cato etimologico di ricerca delle vestigia, ovvero delle orme, dei segni.
               73  Parafrasando l’irriducibile lezione di Weber che, non a caso, individua nella prevedibilità il limite
                  umano alla responsabilità politica (Max Weber, La politica come professione, Roma, Armando
                  Ed., 2010, p. 103).
               74  Così Hans Jonas, op. cit., p. 132, cit.

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