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FIRENZE 1944. CARABINIERI CONTRO NAZIFASCISTI




                    Intorno alle 23 e 30 i sei patrioti intrapresero il sentiero, che li condusse
               alla caserma. Nonostante la notte fonda, avanzarono in ordine sparso per ridur-
               re al massimo la possibilità di essere individuati. Giunti a qualche metro dall’ob-
               biettivo si trovarono difronte degli uomini seduti.
                    Uno di questi intimò: chi va là.
                    Un patriota, tra i sei, rispose: amici.
                    La  risposta,  seppur  immediata,  non  convinse  i  repubblichini  che  però
               prima di capire chi avessero di fronte si trovarono le armi puntate. Una parte del
               commando irruppe nella caserma e si diresse nelle camerate. I repubblichini ven-
               nero radunati in un camerone. Sbaraglia, sempre con il volto celato, garantì ai
               prigionieri la più totale incolumità a patto che nessuno avesse urlato e fornito la
               massima  collaborazione.  Poi  per  scongiurare  una  eventuale  ribellione  venne
               comunicato che non molto distante dalla caserma erano appostati altri cinquanta
               uomini armati e pronti ad intervenire in caso di necessità.
                    La velocità e la decisione con cui era stato eseguito l’assalto convinsero i
               repubblichini  a  consegnare  tutto  l’armamento  in  loro  possesso:  quattordici
               fucili, tre pistole e bandoliere, ventisette giberne, trenta caricatori per moschet-
               to, dieci bombe a mano e quattro coperte da campo. Mentre Sbaraglia con il suo
               mitra  teneva  sotto  controllo  i  prigionieri  il  bottino  venne  fatto  uscire  dalla
               caserma per essere occultato presso Villa Bondi, posta in via delle Forbici. Per
               proteggere il movimento dei sui uomini Sbaraglia fu l’ultimo a lasciare la caser-
               ma, poi da solo a piedi attraversò i campi e raggiunse intorno alle 23 e 30 Villa
               Bondi. Da qui i patrioti si mossero per raggiungere le loro abitazioni. Sbaraglia
               mentre procedeva con Messeri per il crocevia Alessandro Volta si accorse di
               un’ombra umana.
                    Dopo l’iniziale avvertimento verbale, che invitava lo sconosciuto ad identi-
               ficarsi. Non ricevendo nessuna risposta, entrambi i due patrioti si avvicinarono
               spianando i loro mitra. Di fronte a loro si palesò un militare tedesco, impegnato
               in un servizio di vigilanza, che a sua volta chiese ai due le generalità. Mantenendo
               la calma i patrioti, spacciandosi per militi della GNR in servizio presso la vicina
               caserma, mostrarono le tessere di riconoscimento false. Così senza destare alcun
               sospetto riuscirono a superare il controllo. Subito dopo aver percorso qualche
               passo Messeri propose di disarmare il tedesco. Sbaraglia si oppose. Il rischio di
               una possibile rappresaglia sulla popolazione del quartiere era un pericolo inac-
               cettabile. Per quanto riguarda gli altri uomini del commando nessuno ebbe pro-
               blemi ad eccezione di Medde che, mentre stava cercando di raggiungere l’abita-
               zione clandestina, giunto nei pressi di Piazza Ugo del Fiume, aveva notato due
               mezzi tedeschi.


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