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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
Le prime versioni, come già detto, venivano realizzate con ingombranti e
pesanti calciature in legno e le costruzioni dei meccanismi richiedevano un grosso
impegno di lavoro, mentre nelle ultime versioni il legno fu sostituito con la bachelite,
una resina fenolica termoindurente, e le parti metalliche erano lavorate in stampa di
lastre di acciaio. La sua facilità di produzione permise le commissioni di queste armi
anche ad aziende di secondo piano, più piccole e meno attrezzate di quelle specializ-
zate, ottenendo così una produzione massiccia e rapida di oltre 910.000 pezzi.
Arma facile da usare e da controllare, grazie ai suoi tre punti di appoggio
risulta stabile e molto precisa nel tiro a corta e lunga distanza. Il meccanismo di
percussione è a massa battente; è stata misurata una cadenza di tiro di circa 500
colpi/minuto con una velocità del proietto (9x19 parabellum) 100 metri al secon-
do. L’arma risulta robusta e facile nell’impiego; facile da smontare e da pulire; il
caricatore è da 32 colpi e gli organi di mira risultano solidali con castello e vivo di
volata non regolabili. Ai soldati tedeschi veniva insegnato a non afferrare con la
“mano debole” il caricatore perché la raffica poteva comprometterne la funzio-
nalità. Insieme a questa pistola mitragliatrice furono brevettati molti accessori
quali caricatori multipli, soppressori, lancia artifizi, canne curve per il tiro dietro
riparo con specchi riflettenti. Il calciolo, scheletrico, era ripieghevole facendone
un’ottima arma per i carristi e per i paracadutisti date le modeste dimensioni.
La Maschinenpistole 1940 (MP40) esposta al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri
(Fonte: Foto Autore)
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