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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
La versione militare che ha trovato impiego in Europa montava un carica-
tore bifilare verticale da 20 o 30 colpi e veniva assegnato ai sottufficiali coman-
danti di squadra. Sui campi della seconda guerra mondiale si procurò il terribile
nome di “ripulitore di trincee”. Ma perché la differenza nei caricatori? Si può
pensare che un caricatore con più colpi in guerra sia più utile e forse lo è, ma la
prima cosa è l’affidabilità. La delicatezza nelle piastre della “pizza” lo rendeva
soggetto ad inceppamenti di alimentazione dopo un urto, e questo in guerra
può fare la differenza. La modifica per irrobustire le piastre avrebbe compro-
messo il peso dell’arma, quindi si preferirono dei caricatori scatolari, più resi-
stenti e meno ingombranti a discapito del numero di munizioni al suo interno.
Va considerato che per gli inglesi i caricatori risultavano già troppo pesanti e
rumorosi e a loro avviso difficili da manutenzionare e da inserire velocemente,
nonché lenti da ricaricare. La modifica fu accettata anche dagli americani e la
adottarono per il loro approvvigionamento. Sul campo, per compensare una
cadenza di tiro così alta che prosciugava i caricatori, i soldati univano due o più
caricatori avendo così più munizioni. Il progetto del “Tommy Gun”, altro
soprannome, aveva una costruzione un po’ più complessa e un numero consi-
derevole di parti che lo rendeva leggermente più costoso dei suoi competitor
europei.
Il Thompson Submachine Gun esposto al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri. Particolare
(Fonte: Foto Autore)
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