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LE ARMI AUTOMATICHE DELLA RESISTENZA
Il Thompson fu un’arma talmente riuscita bene che il suo utilizzo alla fine
della guerra fu mondiale, dalla lontana Cina, alla Spagna, a Cuba, alle guerre
israeliane. In Italia, le migliaia rimaste a terra dopo gli sconti con i nazifascisti,
andarono a incrementare l’arsenale dei partigiani. Il Tommy sparava un robusto
e potente calibro .45 ACP da 11,5 mm sviluppato nel 1905 da John Moses
Browning. La versione modificata dedicata per il mercato militare aveva i con-
gegni di mira fissi, a differenza di quelli del mercato civile in parte regolabili.
Inoltre, la versione militare era automatica. Questo cambiamento che avveniva
tramite la sostituzione dei meccanismi di arresto, che agivano ad ogni trazione
di grilletto, era considerato un vero e proprio gioco da ragazzi. Questa facilità
di conversione permise di modificare anche la versione semiautomatica desti-
nata al mercato civile.
5. Pistola mitragliatrice TZ-45
L’italianissimo TZ-45 fu nostrana risposta alle armi d’assalto del periodo
della seconda guerra mondiale. Prodotto in più di 6.000 esemplari dal 1944,
anno della progettazione, al 1955. Rapprersentò l’arma simbolo della repubbli-
ca sociale di Salò, della X flottiglia Mas e delle truppe impegnate per la lotta
antipartigiana. Il nome deriva dalle iniziali dei due progettisti Tonon e Zorzoli
in cooperazione con la fabbrica “anonima armiguerra”. Nonostante “armiguer-
ra” avesse i propri stabilimenti a Cremona, questa pistola mitragliatrice fu
assemblata a Gardone Val Trompia. La produzione fu propria della repubblica
di Salò, che ne armò dapprima i suoi reparti speciali, fino a dotarne tutti i suoi
militari. Come già accennato, il TZ fu un’arma usata per la lotta anti-partigiana,
ma poi si rivelò un’arma molto utilizzata dai partigiani stessi nella Resistenza.
La pistola mitragliatrice in questione è un’arma leggera e pratica, di costruzione
estremamente semplice; si basava su qualche stampaggio di lamiera e poche sal-
dature, anche poco raffinate, e con una meccanica di base. Il meccanismo di
fuoco era a massa battente molto funzionante, anche se con un otturatore estre-
mamente leggero. Il volume di fuoco si attestava sui 800 colpi minuto, una
cadenza molto “nervosa”, ma controllabile grazie anche al calciolo allungabile.
Il tiro utile era di circa 150 metri, ma la precisione già dopo i 50/70 metri inco-
minciava a calare. Gli organi di mira fissi erano costituiti da una diottra e un
mirino a palo. La molla che spingeva il percussore era coadiuvata da un’asta gui-
damolla telescopica, forse unico punto debole. Una caratteristica unica nel suo
genere era la sicura contro lo sparo accidentale posta sul colletto d’ingresso del
caricatore. Questa leva doveva essere azionata dalla mano debole che impugna-
va l’arma, altrimenti lo sparo non avveniva.
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