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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA



                  Ritornato nella zona del pavese il 16 agosto 1944, assunse le funzioni di
                                           a
             “comandante la polizia della 5  brigata partigiana prendendo parte ad opera-
             zioni di guerriglia nella zona della Valtidone, Trebbia e Staffora”, ritirandosi
             poi nel dicembre 1944 nel cuneese per “le sue precarie condizioni di salute” .
                                                                                       25
             Nella  documentazione  consultata  presso  il  Comando  Generale  non  è  stata
             reperito  alcun  riferimento  che  possa  mettere  in  relazione  Benedetto  con
             Chiaffarelli, quantunque non se ne possa escludere la collaborazione.
                  In realtà, oltre al maggiore, prestavano servizio nel territorio della provin-
             cia pavese due capitani dei Carabinieri, Ottorino Russo e Santo Micali. Anche
             questi ultimi due furono sottoposti al procedimento di epurazione. Per quanto
             riguarda il primo, al di là dell’esito, è stato possibile ricostruire le vicende bre-
             vemente.  Già  in  servizio  di  polizia  militare  presso  la  divisione  Granatieri  di
             Sardegna  all’8  settembre,  fu  trasferito  dal  Comando  Generale  dell’Arma  dei
             Carabinieri alla legione di Alessandria all’inizio di ottobre e destinato quindi alla
             compagnia di Pavia alla fine di quel mese ove vi rimase sino al maggio 1944,
             quando poi riuscì a farsi ricoverare presso il locale nosocomio militare “per ine-
             sistente malattia compiacentemente riconosciuta da ufficiale medico” e quindi
             a sbandarsi . Lo stesso ufficiale precisò nella sua dichiarazione datata 26 otto-
                       26
             bre 1946 che egli era contrario sia all’adesione, sia al giuramento per la Guardia
             Nazionale Repubblicana. Egli “sottoscrisse [la formula di giuramento] per le
             insistenti  e  continue  pressioni  dell’allora  locale  comandante  della  milizia
             Tenente  Colonnello  DAINOTTI  e  perché  il  Comandante  del  Gruppo,
             Maggiore CHIAFFARELLI Olinto, in entrambe le circostanze fece presente
             che bisognava aderire e giurare per mantenere in piedi l’Arma nell’esclusivo
             interesse delle popolazioni”. Russo affermava ancora “che era perfettamente al
             corrente delle sue [di Russo] idee antifasciste e soprattutto antitedesche, dopo
             il suo congedo, in occasione di una visita fattagli, in unione al Capitano Micali
             Sante, alle rimostranze di quest’ultimo per averlo indotto a giurare mentre lui,
             maggiore Chiaffarelli, non aveva compiuto tale atto, rispose supergiù nei termi-
             ni seguenti: “io non ho giurato e mi sono sacrificato per te e per il Capitano
             Russo perché quando ognuno di noi sarà chiamato a dare conto del proprio
             operato, quanto io dirò sul conto tuo e del Capitano Russo nessuno potrà met-
             terlo in dubbio””. L’operato di Russo, in realtà, sembra improntato al rispetto,
             per quanto possibile, del ruolo dei Carabinieri in una situazione molto difficile;
             le attestazioni di stima e di riconoscenza giunsero da varie parti. Il dottor Piero
             Cattaneo, medico poi in servizio a Perugia, così si rivolgeva all’ufficiale: “Per

             25   Ibidem.
             26   ASACC, AS, PUARV, Serie Discriminazione ufficiali, fascicolo Russo Ottorino.

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