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I CARABINIERI DEL 1944 - LE RESISTENZE AL REGIME COLLABORAZIONISTA
2. Nella narrazione di Beppe Fenoglio
Nelle pagine dello scrittore albese, troviamo evidenza dell’atteggiamento
progressivamente critico dei carabinieri verso la RSI e i tedeschi da un lato e la
crescente consapevolezza dell’ineluttabile Resistenza dall’altro lato. Ne Il parti-
giano Johnny, capitolo 7, il protagonista Johnny è appena approdato a
Mombarcaro. Partecipa all’assalto del deposito di armi e munizioni a Carrù.
Siamo a febbraio-marzo del 1944. Il deposito è custodito e sorvegliato da fasci-
sti e tedeschi, i carabinieri sono presenti nella stazione attigua.
Fenoglio, in chiave romanzata e non diaristica, scrive: Aggiunge Tito: spareremo
soltanto se i carabinieri si metteranno in mezzo. Idioti. Perché non se ne vanno a casa? È per lo
stipendio? Ma finirà col costargli troppo caro lo stipendio e il non saper far altro. Ma non è detto
che sparino. Però il maresciallo è carogna. Se sparano è per obbedire a lui, per paura di lui.
Bisogna spazzare questi idioti carabinieri per arrivare ai fascisti. Sarebbe bestiale morire per una
palla di carabiniere prima di vedersela coi fascisti [...] i carabinieri sparavano senza fantasia,
senza spicco, con una sistematicità che presupponeva comando, no convinction [...]. Così gemette di
stupore e si scoprì di tutta la testa quando, chissà a che ora, i carabinieri sporsero e sventolarono
un asciugamani bianco. Dai ribelli partì un’ultima salva, quasi a ribadire i carabinieri nella loro
decisione. Nella narrazione, si parla di un maresciallo ferito a morte, quasi incidental-
mente. Venne colpito dal Biondo. Il fatto creò sconcerto fra i ribelli. In realtà si vole-
vano colpire solo i fascisti. Al di là dell’autenticità e storicità del fatto, qui rilevano
le percezioni evocate da Fenoglio circa il rapporto umano, il reciproco rispetto fra
partigiani e carabinieri, gente dello stesso territorio. Sempre i comandanti partigiani
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scelsero di non sparare ai carabinieri e così i carabinieri verso i partigiani .
Beppe e il fratello Walter Fenoglio ebbero un primo significativo incontro
con i carabinieri, allorquando, il 1° dicembre 1943, ad Alba i fascisti incarcera-
rono i genitori dei giovani renitenti alla leva. Alla sera, i giovani si presentarono
minacciosi e contestanti davanti alla caserma dei carabinieri che spontaneamen-
te diedero le chiavi del carcere. I genitori furono liberati .
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Fra i coetanei e compagni di ginnasio e poi di liceo di Fenoglio al Liceo
Govone di Alba, con il professor Pietro Chiodi quale docente di filosofia, vi fu
anche il partigiano Romano Scagliola, allievo carabiniere. Romano, nato a Neive
nel 1921, vice brigadiere dei carabinieri, partigiano Diaz della brigata Belbo della
II Divisione Langhe comandata da Piero Balbo Poli. Entrò nella Resistenza e par-
tecipò attivamente nel 1944 alle varie offensive partigiane, fino al tentativo della
2 B. Fenoglio, Il partigiano Johnny, con introduzione di Gabriele Pedullà, Giulio Einaudi ET
Scrittori, Torino, 2022, pp. 81-83.
3 S. Favretto, Beppe Fenoglio. Il riscatto della libertà. Storia e pensiero di un antifascista assoluto, Edizioni
Falsopiano, Alessandria, 2023, p. 28.
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