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             loro, iniziarono ad alternare metodi sperimentali  e metodi storico-evolutivi .
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                  In  questa  cornice  culturale  si  ritrova  ad  operare  anche  l’Istituto  di
             Psicologia del CnR, il quale, rinnovato negli anni Cinquanta, si occupava quasi
             esclusivamente di studi che riguardavano la psicologia sperimentale e i test di
             intelligenza o di personalità. Pertanto, l’Istituto di Psicologia del CnR era l’Ente
             nazionale che, per questioni inerenti la psicologia, si occupava sia della sperimen-
             tazione che della consulenza.
                  Già dal 1940 si era costituita una commissione mista CnR-Esercito, che in
             seguito si trasforma in Centro di psicologia applicata, f nalizzata alla selezione di
             nuove leve militari. Quindi, nel dopoguerra, il Centro cambiò denominazione e
             sede principale, divenendo Centro di studio per la psicologia del CnR presso
             l’università Cattolica di Milano e nel 1950 fu rinominato in Istituto nazionale
             di Psicologia del CnR, riportando di nuovo la sede a Roma. Sino alla f ne degli
             anni Sessanta l’Istituto non mutò sostanzialmente l’indirizzo applicativo delle
             sue attività, dedicandosi soprattutto ai problemi della selezione e dell’orienta-
             mento professionale, all’organizzazione di esami psicotecnici su grandi masse, alla
             validazione di strumenti psicodiagnostici .
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                  L’Istituto nazionale di Psicologia del CnR fornì un fondamentale contri-
             buto alle Forze Armate ai f ni di valorizzare il cosiddetto “fattore umano” in sede
             di reclutamento. Valorizzazione che non era f ne a sé stessa, ma era rivolta al
             miglioramento del livello di af  dabilità del militare quando veniva assegnato ad
             uno specif co incarico e, di conseguenza, in generale era diretta all’ottimizzazione
             del sistema militare all’interno del quale la recluta esercitava le sue funzioni.

             114 I metodi sperimentali sinteticamente possono essere def niti come “procedure o approcci meto-
                 dologici utilizzati nel contesto scientif co per sperimentare ipotesi, convalidare teorie o acquisire
                 conoscenze  attraverso  osservazioni  sistematiche  e  il  controllo  delle  variabili.  Questi  metodi
                 implicano la manipolazione di specif ci fattori al f ne di identif care relazioni causa-ef etto e otte-
                 nere conclusioni af  dabili e riproducibili. Tipicamente, coinvolgono la progettazione scrupolo-
                 sa degli esperimenti, la raccolta e l’analisi dei dati, nonché l’elaborazione di conclusioni basate
                 sulle evidenze empiriche ottenute”.
             115 I metodi storico-evolutivi succintamente possono essere indicati come “un approccio di studio
                 che considera l’analisi delle variazioni e dei cambiamenti nel tempo come un aspetto cruciale per
                 comprendere un determinato fenomeno, processo o sistema. Questo approccio integra l’analisi
                 storica con quella evolutiva, consentendo di esaminare come gli eventi passati abbiano inf uen-
                 zato lo sviluppo e l’evoluzione di una specif ca entità nel corso del tempo. I metodi storico-evo-
                 lutivi coinvolgono la raccolta e l’interpretazione di dati storici, insieme alla considerazione delle
                 forze evolutive e dei fattori che hanno contribuito ai cambiamenti osservati. Questo approccio
                 multidisciplinare può essere applicato in una vasta gamma di campi, tra cui storia, biologia evo-
                 lutiva, sociologia, psicologia ed economia, al f ne di ottenere una comprensione più approfon-
                 dita dei processi di cambiamento nel tempo e delle loro implicazioni”.
             116 Ferrara, Canali, Linguerri, 2013.

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