Page 186 - Rassegna 2024-4 supplemento
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Come ricorda lo stesso tenente colonnello Di niro, il suo primo incontro
con la formazione esperienziale risaliva a quando, nel 2007, fu selezionato dal
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Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri per partecipare al primo Corso
Interforze Formazione dei formatori in metodologie esperienziali innovative,
organizzato dal Centro Alti Studi per la Difesa (CASD). Il programma, che vede-
va coinvolti uf ciali delle varie forze armate e della Guardia di Finanza, consentì
di formare un team di istruttori che, negli anni successivi, venne impiegato nel
modulo di Leadership e problem solving dell’Istituto Superiore di Stato
Maggiore Interforze (ISSMI).
La sua conoscenza iniziale del tema della formazione, seppur limitata, aveva
acceso in lui il desiderio di approfondire e apprendere sempre di più, tanto che,
col passare del tempo, questo divenne il suo principale interesse, portandolo a
diventare un vero e proprio esperto e cultore della materia.
Il f ne delle sue attività didattico-formative, andava oltre al concetto di forma-
zione comunemente inteso come un processo di acquisizione teorica delle cono-
scenze necessarie a svolgere un lavoro in modo ef cace. All’epoca il Titolare della
Cattedra di servizio di Stato Maggiore e Tecnica Professionale alla Scuola uf ciali
Carabinieri, in virtù di quella che era stata la sua pregressa formazione presso il
CASD, il tempio della cultura militare, si spinse nel promuovere anche alla Scuola
uf ciali una metodologia di formazione innovativa per accrescere le capacità e le
competenze professionali degli uf ciali in formazione. Attraverso il processo di
apprendimento esperienziale, infatti, l’uf ciale allievo, impegnato intellettualmen-
te, emozionalmente e socialmente, si sarebbe posto domande, avrebbe sperimenta-
to soluzioni, si sarebbe confrontato con gli altri partecipanti, avrebbe risolto pro-
blemi, assunto un ruolo responsabile e sviluppato la sua creatività.
192 La formazione esperienziale fondamentalmente si basa sulla teoria di Kolb per la quale le persone
apprendono solo quando hanno la possibilità di fare delle esperienze, di rif ettere e concettualiz-
zare le esperienze stesse e sperimentare nuovamente nella pratica le loro conclusioni in un inter-
scambio continuo tra azione e rif essione. Questa metodologia prevede quattro fasi: la 1 fase pre-
a
vede la sperimentazione attiva, cioè lo svolgimento dell’esercitazione, del gioco, che rappresenta
la metafora di una situazione lavorativa; la 2 fase comporta l’osservazione e la rif essione su quan-
a
a
to accade durante l’esperienza della fase precedente; la 3 fase presuppone la generalizzazione di
ciò che è avvenuto nell’esercitazione, cioè la contestualizzazione del gioco in una reale situazione
a
lavorativa; la 4 fase, che è quella del cambiamento, ipotizza l’applicazione ad altre situazioni, cioè
l’utilizzo nella vita reale di quanto appreso di funzionale e non funzionale attraverso l’attività
esperienziale. All’inizio di ogni attività (brief ng) il formatore def nisce gli obiettivi, il tempo mas-
simo per raggiungerli e comunica le regole dell’attività ai partecipanti. Durante l’attività, i parte-
cipanti vengono coinvolti emotivamente, sperimentando in prima persona l’esercizio proposto.
Il debriefing, ef ettuato appena conclusa l’attività proposta dal formatore, rappresenta il momen-
to centrale dell’outdoor training. Da tempo memorabile utilizzato in ambito militare, il debriefing
ha lo scopo di raccogliere informazioni sull’esperienza vissuta per migliorare le strategie future.
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