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OSSERVATORIO INTERNAZIONALE




                  È  dunque  in  tal  senso  che  dobbiamo  intendere  le  recenti  mosse  della
             Turchia orientate ad una presenza consolidata con l’obiettivo di una futura cri-
             stallizzazione del potere in un Sahel stabile; per evitare di destabilizzare ulterior-
             mente la regione lo stesso Erdogan ha condannato blandamente il golpe dello
             scorso luglio, attivando parallelamente un sistema di cooperazione militare tra i
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             due Paesi che ha previsto la cessione di sistemi d’arma complessi . A comple-
             tamento  della  strategia  di  espansione  della  propria  influenza  strategica  nel
             Paese, sono in previsione un piano di finanziamento per la costruzione di scuo-
             le, ospedali, e soprattutto moschee, con il dichiarato scopo di un reindirizza-
             mento religioso verso un Islam a trazione turca; in questo ambito rientra il pro-
             gramma di istruzione e formazione culturale delle élite locali da realizzare con
             la frequenza presso università turche. In sintesi, Niamey de facto rappresenta il
             centro di gravità della politica turca in Africa, snodo vitale in un Sahel sempre
             meno francese, dove gli Usa rimangono indifferenti e in cui si affiancano ad
             Ankara altri due importanti attori geopolitici: Russia e Cina.
                  Ad aumentare i livelli di criticità nell’area concorrono le attività di power
             projection poste in essere dalla Russia, in un contesto di confronto à tout azimut
             con l’Occidente, il cui interesse primario si focalizza su un processo di destabi-
             lizzazione della regione.
                  Sin dai primi anni duemila le scelte strategiche del governo russo si sono
             orientate  verso  un  maggior  interventismo  in  alcune  aeree  del  continente  già
             segnate da dinamiche di instabilità, dal Corno d’Africa alla fascia subsahariana,
             aggiungendo elementi di tensione in un arco di instabilità africano, anche attra-
             verso l’impiego, non ufficialmente riconducibile al controllo di Mosca, di PMC e
             advisors a sostegno dei governi locali, spesso affiancando alle specifiche operazioni
             militari la gestione ed il controllo delle infrastrutture minerarie nella regione.
                  Ma la Russia durante lo svolgersi della sua lunga storia politica non ha mai
             intrattenuto rapporti stretti o significativi con il Niger. È necessario arrivare al
             2017 per la firma di un primo accordo di cooperazione militare; rientra in que-
             sto nuovo approccio di maggior assertività in Africa la massiccia presenza russa
             nell’area, posta in essere nella forma di una capillare penetrazione in Africa cen-
             trale di unità del Gruppo Wagner , fattore rilevante per i competitor occidentali
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             a causa dell’influenza di cui la PMC gode presso alcuni governi del Sahel.

             19   Tra cui i droni da combattimento Bayraktar TB2 e i TAI Hürku , velivoli da addestramento
                  basico e close air support (cfr. https://www.janes.com/defence-news/news-detail/turkish-
                  aerospace-announces-more-african-aircraft-orders).
             20   Per un sintetico inquadramento della presenza russa e del Wagner Group in Africa si veda
                  https://csis-w ebsite-prod.s3.amazona ws.com/s3fs-public/2023-
                  09/230920_Droin_Post_Prigozhin.pdf?VersionId=Jf_a.6BDvvhHF0Tg8.65kOh__uB6Ur._).

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