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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943




                  Sugli autori del delitto si accertava che essi dovevano ricercarsi nelle persone di PIAZZA Vincenzo
             “detto manuncola”, GIAMBRA Ignazio e fratello Giuseppe, tutti pregiudicati del luogo.
                  Il movente era stato determinato da un basso spirito di vendetta e d’insofferenza all’obbedienza alla
             legge perché i criminali sapevano di non poter continuare a perpetrare indisturbati i loro delitti, in quanto
             oltre ad essere conosciuti dal maresciallo, dallo stesso erano attivamente perseguitati.
                  Si accertava altresì che nessun’altra persona di Villalba poteva nutrire rancori verso il maresciallo
             Purpi, in quanto egli era circondato dalla stima generale .
                                                      (13)
                  Qualche lume in più sull’astio covato dai fratelli Giambra nei confronti del
             maresciallo  Purpi  lo  si  evince  da  un  rapporto  del  Capitano  Comandante  la
             Compagnia  Giuseppe  Spinelli.  Il  27  novembre  1943,  approfittando  di  un
             momento di confusione nel corso dei lavori di restauro presso il carcere man-
             damentale di Villalba, Ignazio Giambra classe 1922 evade.
                  Il Giambra stava scontando la pena della reclusione di anni uno mesi nove e giorni dieci per furto
             ed al momento della evasione doveva scontare soltanto qualche mese di detta pena.
                  Il predetto rimase latitante e per conseguire la sua costituzione, il maresciallo Purpi Pietro, all’epo-
             ca  comandante  della  stazione  di  Villalba,  procedette  al  fermo  della  madre  del  latitante,  Immordino
             Ignazia, trattenendola per alcuni giorni in camera di sicurezza.
                  Per quanto è stato possibile accertare, ritenendo ingiusto l’operato del sottufficiale, il Giambra
             Ignazio decidette la soppressione del Purpi Pietro.
                  Per mettere in esecuzione tale disegno criminoso, si unirono al Giambra Ignazio il di lui fratello
             Giambra Giuseppe nato a Villalba il 10 agosto 1913 e Piazza Vincenzo […], entrambi pericolosi pre-
             giudicati .
                   (14)
                  L’arresto dei malviventi rei della morte del maresciallo Purpi risulta tutt’al-
             tro che semplice. I Carabinieri impegnano ingenti risorse pur di consegnarli alla
             giustizia. Ma i risultati tardano ad arrivare. Soltanto Vincenzo Piazza è arrestato
             il 23 dicembre 1943 a Mussomeli . In seguito è scagionato dall’accusa di aver
                                             (15)
             partecipato all’omicidio del maresciallo Purpi.


             (13)  Legione Carabinieri Sicilia, Sala Museale, Fascicolo “Pietro Purpi”, Legione Territoriale dei
                  Carabinieri Reali di Palermo, Compagnia Esterna di Caltanissetta, dal tenente Silvio Porcelli
                  al  Comando  del  Gruppo  dei  CC.RR.  di  Caltanissetta,  Caltanissetta  21  febbraio  1946,
                  Oggetto: Uccisione del maresciallo Purpi Pietro comandante della stazione di Villalba, p. 1.
             (14)  Legione  Carabinieri  Sicilia,  Sala  Museale,  Fascicolo  “Pietro  Purpi”,  Legione  Territoriale
                  Carabinieri  di  Palermo,  Compagnia  di  Caltanissetta,  dal  capitano  Giuseppe  Spinelli  alla
                  Questura  di  Caltanissetta  e  al  Comando  del  Gruppo  dei  Carabinieri  di  Caltanissetta,
                  Caltanissetta 31 agosto 1964, Oggetto: Omicidio del maresciallo dei carabinieri Purpi Pietro
                  - accertamenti, p. 1.
             (15)  Nel corso del suo interrogatorio, Vincenzo Piazza dichiara che gli ideatori ed esecutori del-
                  l’assassinio sono i fratelli Giambra, desiderosi di liberarsi del maresciallo poiché questi non
                  demordeva dal volerli catturare. Inizialmente, anche Piazza aderisce al loro progetto crimi-
                  nale, ma in seguito lo abbandona e, a suo dire, viene a conoscenza del misfatto dagli stessi
                  fratelli Giambra l’indomani, quando il crimine è ormai stato consumato (Archivio di Stato di
                  Caltanissetta, Corte di Assise di Caltanissetta, Sentenza pronunciata il 14 ottobre 1946 con-
                  tro Piazza Vincenzo e Alfano Luciano).

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