Page 63 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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SICILIA LIBERATA.
VITA E MORTE DEL MARESCIALLO D’ALLOGGIO PIETRO PURPI
Ormai sulla soglia del Circolo, al loro indirizzo sono esplosi due colpi di
moschetto da due individui che si dileguano immediatamente. Un proiettile
ferisce il maresciallo Purpi, all’epoca comandante della Stazione dei Carabinieri
di Villalba, che si accascia a terra.
L’avvocato Farina insegue i due assalitori. Gli esplode anche contro due
colpi, ma non riesce né a fermarli né a identificarli.
Il maresciallo Purpi muore circa due ore dopo. La pallottola gli ha perfo-
rato l’arteria polmonare causando una grave emorragia . Prima di perire, men-
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tre è ricoverato presso la Caserma dei Carabinieri, manifesta i suoi sospetti in
merito a un delinquente del posto.
3. L’ombra della mafia
Sull’agguato che ha portato alla morte del maresciallo Purpi nonché sui
mandanti ed esecutori cala, nei primi tempi, un velo di mistero. Secondo alcune
ricostruzioni, il maresciallo Purpi sarebbe persino legato a doppio filo con il
boss mafioso Calogero Vizzini o con altri membri della mafia . Il 27 luglio
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1943, insieme a un ufficiale americano, il sottufficiale firma il porto d’armi per
una delle guardie del corpo del sindaco Calogero Vizzini, assurto a primo citta-
dino di Villalba con il benestare dell’AMGOT .
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(7) Archivio di Stato di Caltanissetta, Corte di Assise di Caltanissetta, Sentenza pronunciata il 14
ottobre 1946 contro Piazza Vincenzo e Alfano Luciano.
(8) Presumibilmente nel novembre 1943, uno scrittore firmatosi sotto falso nome implora il
Comandante la Legione di Palermo di “mandare addirittura in galera il maresciallo di Villalba
poiché egli è venduto di anima e di corpo alla maffia locale che per il momento vi ha il domi-
nio” (Legione Carabinieri Sicilia, Sala Museale, Fascicolo “Pietro Purpi”, Legione Territoriale
dei Carabinieri Reali di Palermo, Ufficio Servizio, Scritto datato 6 novembre 1943 inviato dal
Colonnello Lauro Andreoli al Comando del Gruppo dei CC.RR. di Caltanissetta, Palermo 14
dicembre 1943).
(9) Michele Pantaleone, La mafia ieri ed oggi, «Sicilia al lavoro», n.3-4, marzo - aprile 1967, p. 21.
Secondo Michele Pantaleone, “Gli uomini di Calogero Vizzini vennero muniti di porto d’ar-
mi «di fucile-pistola e rivoltella per garentirsi da eventuale offesa da parte di fascisti, per pote-
re esplicare autorevolmente i compiti affidatigli dal sindaco Calogero Vizzini e, all’occorren-
za, poter dar man forte ai carabinieri reali»” (Ibid, p. 20). In un esposto anonimo del 20 mag-
gio 1964, Michele Pantaleone è accusato di aver collaborato con l’ex carceriere Giovanni
Immordino e Loreto Catalano per facilitare la fuga dei fratelli Giambra, delinquenti implicati
nel delitto del Maresciallo Purpi. Ai fratelli Giambra avrebbero in seguito intimato di elimi-
nare il sottufficiale. I colpi, sempre in base alla ricostruzione dello scrittore rimasto anonimo,
sarebbero stati esplosi dal portone di Pantaleone (Legione Carabinieri Sicilia, Sala Museale,
Fascicolo “Pietro Purpi”, Esposto anonimo al Questore di Caltanissetta, 20 maggio 1964). I
Carabinieri consultano le carte in loro possesso per verificare le informazioni contenute
nell’esposto. Precisano che soltanto Ignazio Giambra fugge dal carcere di Villalba e non
anche suo fratello Giuseppe. Inoltre, dalle indagini “Non è emerso che alla fuga del Giambra
ed alla uccisione del maresciallo Purpi abbiano avuto parte in qualunque modo il Pantaleone
Luigi Michele […] ed Immordino Giovanni” (Legione Carabinieri Sicilia, Sala Museale,
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