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NUMERO SPECIALE I CARABINIERI DEL 1943
Tutti questi servizi contribuirono ad incorare la popolazione, specie rurale, la quale negli ultimi
mesi contribuì efficacemente ad agevolare l’opera per la cattura dei pericolosi fratelli Giambra. Per ultimo
nel mese di giugno decorso intensi servizi furono disposti per la cattura dei suddetti latitanti e, come per il
passato, mentre si era sulle buone tracce, sol perché aleggiati, come sopra si è accennato, da ogni sorta di
favoreggiatori, riuscivano giorno prima della fine del mese di giugno a sfuggire alla cerchia dello strategico
servizio disposto dal personale dell’ufficio interprovinciale in collaborazione con l’Arma della stazione di
Villalba.
Infatti mentre il personale riusciva in aperta campagna a fermare la madre e il figlio di 12 anni,
che si erano abboccati con i Giambra, a distanza, persona che aveva avvistato i carabinieri e gli agenti,
esplodeva tre colpi di pistola in aria, sufficiente segnale per fare ecclissare in tempo i latitanti. Le ricerche
subito eseguite per acciuffare lo sconosciuto, che aveva sparato senza un plausibile motivo, dava[no] risul-
tato negativo.
Nonostante tutti i servizi avessero avuto sempre per svariate cause esito negativo, restava accertato
però che i fratelli Giambra, quando non si univano per consumare particolari delitti ad altri, forse anche
latitanti sconosciuti di altri comuni, agivano da soli ed in numero ristrettissimo nella zona di Villalba, di
Mussomeli e di Marianopoli. Infatti, la notte dal 1° al due luglio 1944 avendo appreso da fonte fiduciaria
che i fratelli Giambra erano stati avvistati la sera stessa nei pressi della località “Quattrofinaite” di
Mussomeli, il funzionario dirigente l’ufficio interprovinciale di P.S. Dott. Melfi Rosario, unitamente al
comandante la sezione di Mussomeli, maresciallo maggiore Gully Alfredo, e al comandante la stazione
del luogo maresciallo capo a piedi Marzano Bruno, con circa 35 uomini tra il personale del nucleo cara-
binieri ed agenti di P.S. e i carabinieri di Mussomeli, con automezzi tempestivamente approntati venivano
spostati a circa due chilometri dalla zona indicata. Tenuto conto della accidentalità del terreno e per far sì
che la zona venisse circondata per ottenere una maggiore probabilità nella riuscita del servizio si formavano
gruppi di uomini capeggiati rispettivamente da sottufficiali dell’Arma e di P.S. col compito di rastrellare
e battere attentamente la zona convergente verso la contrada Quattrofinaiti dominata da una collinetta.
Erano le ore due e dieci circa, quando il gruppo diretto dal vicebrigadiere di P.S. Saporito
Giuseppe, di cui facevano parte alcuni agenti e carabinieri, veniva fatto segno a nutrito fuoco di moschetto
e di armi automatiche da un gruppo imprecisato d’individui, nascosti sul cocuzzolo dominante lo stradale
e le trazzere quattrofinaiti.
Mentre il gruppo attaccato reagiva immediatamente col tiro delle armi di cui era fornito, interveni-
vano immediatamente con gli uomini i vicebrigadieri Secchi Giovanni, D’agostino Angelo e Cristellon
Mario, i quali, procedendo a contatto con il gruppo attaccato, affrontavano decisamente i malfattori per
tenerli impegnati per quanto possibile finché non fosse avvenuto il loro accerchiamento.
I delinquenti però, evidentemente prevedendo tale possibilità, mentre sparavano, si allontanavano
gradatamente tendendo sempre impegnati i militari e gli agenti. Visto ciò, il Dott. Melfi e il maresciallo
Gully si preoccupavano di evitare per quanto possibile l’eventuale fuga dei malfattori, disponendo lo spo-
stamento di un nucleo al comando del maresciallo Marzano Bruno, verso la trazzera “Pasquale” ed altro
nucleo al comando del vicebrigadiere Amenduni Vincenzo, della stazione di Mussomeli, verso le
“Sarre”.
Il conflitto continuava con [in]interrotto fuoco di moschetti, fucili da caccia ed armi automatiche fino
alle ore 2,50 circa, fino a quando cioè non si udirono più colpi provenienti dai malfattori.
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