Page 69 - Rassegna 2023 Numero Speciale
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SICILIA LIBERATA.
VITA E MORTE DEL MARESCIALLO D’ALLOGGIO PIETRO PURPI
Appena cessato il fuoco non fu possibile rendersi conto dell’esito del conflitto a causa del terreno
accidentato e della fitta oscurità; pertanto i militari dopo un periodo di silenzio, venivano concentrati sullo
stradale allo scopo di accertare l’esito del conflitto appena giorno. Nel frattempo si faceva affluire tutti i
militari della stazione di Villalba e ricostituitisi le squadre comandate da sottufficiali, nelle prime ore del
mattino si continuava il rastrellamento di tutta la zona allo scopo anche di rintracciare eventuali persone
ferite o colpite. Verso le ore 6, il maresciallo Marzano faceva informare il Dott. Melfi e il maresciallo
Gully, che provenivano da Villalba, dove si erano recati per disporre altri servizi per l’accerchiamento della
zona, che in prossimità della trazzera “Quattrofinaiti”, aveva rinvenuto due cadaveri, poco distanti l’un
dall’altro, identificati per i famigerati latitanti fratelli Giambra Giuseppe ed Ignazio. Accorsi si consta-
tava che i suddetti malfattori erano caduti perché colpiti da numerosi colpi d’arma da fuoco.
Il Giuseppe, fratello maggiore, veniva trovato armato di ottimo moschetto mitragliatore col carica-
tore quasi vuoto innestato con il ponticello spaccato a causa di una pallottola che gli aveva forato anche la
mano destra, nel tascapane, oltre ad un pastrano g.v. numerosa munizione di ogni sorta comprese bombe
a mano. Lo stesso cingeva a tracolla sulla camicia una fascia rossa filettata di nero larga circa 4 cm. ed
al collo, come ferma camicia, portava un grosso medaglione a forma di cuore, simbolo, secondo informazioni
assunte, di comando capobanda. L’altro, Ignazio, era armato di moschetto mod.91 e nel tascapane, come
il fratello, oltre il pastrano militare portava bombe a mano e numerosa munizione. Mentre si continuava
la battuta per la ricerca di altri eventuali caduti o feriti si avvertiva il Pretore di Mussomeli, competente
per territorio, che recatosi sul posto, dopo le constatazioni di legge, disponeva la rimozione ed il trasporto
dei cadaveri al cimitero di Mussomeli.
Le indagini finora praticate per la identificazione degli altri malfattori che si trovavano in compa-
gnia dei fratelli Giambra, coi quali avevano preso parte al conflitto, hanno dato esito negativo. Il contegno
dei nostri militari e della P.S. è stato encomiabile e ciascuno ha contribuito efficacemente per rintuzzare il
proposito offensivo dei banditi, contribuendo decisamente all’uccisione dei fratelli Giambra e alla fuga degli
altri rimasti illesi .
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6. Conclusioni
Il maresciallo Pietro Purpi assume il comando della Stazione dei
Carabinieri di Villalba in una fase molto delicata della storia della cittadina nis-
sena, della Sicilia e dell’Italia. Si trova per molti aspetti tra l’incudine e il martel-
lo, sia per quanto concerne le operazioni belliche e i relativi schieramenti in
campo sia in merito alla situazione della pubblica sicurezza che vede un potente
capo mafia essere persino nominato sindaco.
Nonostante il turbolento periodo in cui l’Arma debba a sua volta operare,
le carte delle indagini inerenti all’omicidio del maresciallo Purpi raccontano
(18) Legione Carabinieri Sicilia, Sala Museale, Fascicolo “Pietro Purpi”, Legione Territoriale dei
Carabinieri Reali di Palermo, Compagnia Esterna di Caltanissetta, dal capitano Giovanni
Franco al Comando del Gruppo dei CC.RR. di Caltanissetta, Caltanissetta 19 agosto 1944,
Oggetto: Conflitto a fuoco a Mussomeli fra militari Arma, agenti di P.S. e la banda Giambra
da Villalba, pp. 2-6.
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